— Ma condannato a che?
— A morte... e subito, tese ambo le braccia per sostenere la Isabella che balenava per cascare, aggiungendo con parole infocate:
— Su, su, che adesso non è tempo di svenirsi, bensì di richiamare tutte le virtù intorno al cuore per la salvezza di Curio.
La madre si raddrizzò di forza, quasi il dolore le avesse infuso nuova lena nel sangue, e favellò:
— La sventura mi ha posto per bersaglio ai suoi strali; — a quest'ora dovrebbe trovarsi presso a finirli... coraggio!
— Sì, coraggio, riprese Filippo, e volendola confermare in cotesta risoluzione cavò di tasca una grossa chiave e mostrandogliela aggiunse: — Miri, questa è la chiave che tiene chiuso il nostro Curio (e cotesta fu pietosa menzogna). Ora a noi, signora Isabella: come sta a quattrini?
Isabella ghignò acerba e a denti stretti rispose:
— Di debiti un diluvio.
— E mezzi per farne?
— Veruno... e se potessi racimolare qualche soldo, o che la inferma figliuola ha da soffrire?