— Sai tu, Foldo, che ti ho da dire?
— Gua'! sei di ritorno, Filippo? Che mi hai da dire?
— Io ti ho da dire che, portando i tuoi panni addosso, mi è avvenuto come al Berni, quando un amico gli prestò il mantello.
— Di' su, che lo sappia anch'io.
— Quando mel veggo addosso la mattina
Mi par dirittamente che sia mio,
E non la voglio intendere
Ch'io ve l'ho pure a rendere.
Orsù, andiamo per le corte — e qui, dopo avere chiamato anche la comare Bita e chiuso l'uscio, si rifece da capo a raccontare ai nostri coniugi la dolente storia di Eufrosina e di Curio; la Bita piangeva a catinelle; circa a Foldo il pianto non era il suo forte, bensì di tratto in tratto prorompeva in singhiozzi da sfondare una porta. Filippo, venuto in fondo alla sua narrativa, dava per perorazione un pugno sopra la tavola esclamando:
— Ebbene. Curio non ha da morire.