— O che un bacio alla comare io gliel'abbia a dare?

— Dagliene due: i baci della moglie a cui il marito fa da notaro non registra la vergogna.

E la Bita, fra il riso e il pianto, minacciando col dito Filippo, diceva:

— Tristo, e guai a voi se per colpa vostra io non avessi ad essere la comare del primo figliuolo che partorirà Eufrosina.

Filippo, pauroso fosse per mancargli il tempo, accomiatatosi da loro si affretta a casa, dove Eufrosina, persuasa del pensiero gentile di dissimulare al padre la propria cecità, si era industriata di mettere a tasto in sesto le sue robe, e tra bene e male ci era riuscita; ma ella presumendo troppo aveva ardito eziandio acconciarsi il capo, e scioltasi i capelli ci aveva passato quattro volte e sei il pettine; ma di un tratto l'era caduto, e per quanto avesse brancolato diligentemente da per tutto non l'era riuscito rinvenirlo più. Povera fanciulla! Dacchè l'era tolto di compiacersi a contemplare la sua bella chioma, sentiva tanta consolazione a pettinarsela e a palparla!

Appena conobbe il rumore dei passi paterni, per non lasciargli tempo di accorgersi dello sconcio ed affliggersene, disse:

— Babbo, raccatta il pettine e finisci di pettinarmi tu.

E Filippo lieto ci si provò subito: assorto nel piacere di far bella la sua creatura, non pensò ad altro. Intanto che la pettinava la mise a parte di quello giudicò necessario ch'ella sapesse; ed avacciandola poi, e sovvenendola a vestirsi, quando la mirò di tutto punto, presala sotto il braccio favellò:

— Andiamo via, che la signora Isabella ti aspetta.

Adesso viene la volta per Filippo ad industriarsi che la figliuola si accorga men che si possa della sua disgrazia, e questo fa removendo col piede gli ostacoli che loro si parano dinanzi, ovvero sospingendo lieve col gomito la figlia, ond'ella senza accorgersene li scansi, e creda potere procedere franca come se ci vedesse.