— E voi altri imparate quale sarebbe il sacerdote e quale il tempio dove celebrare la messa; prete il camerata Rosolino, chiesa l'osteria del Fico.

— Io vo' dire la mia, vo' dire; propongo pertanto che noi abbiamo a digiunare un giorno per uno; così si risparmia quattrini e ci troviamo la devozione bella e fatta...

— . . . . . . . . ma fiorentino

Mi sembri veramente quando io t'odo,

interruppe un livornese: costui di fatti veniva da Firenze: — E fermi, proseguiva, mettendosi la mano in tasca; io pago il vino per tutti, e ce lo beveremo alla prossima guarigione della nostra Eufrosina piena di grazia.

— Magari! risposero a coro i camerati appuntando gli sguardi nella mano del livornese, il quale, poichè ebbe rovistato un pezzo, la trasse fuori mortificato, e disse:

— Maledetto vizio di portare i danari alla rinfusa! Li perdo sempre. Tanto è, finchè non ci daranno moglie, noi altri soldati avremo sempre le tasche sfondate.

— Largo allo Specioso! Giusto voleva dire; il lupo perde il pelo, il vizio mai; e chi tal disse, nacque a Pisa, dove dei fumi livornesi sono piuttosto invidiosi mordaci che severi censori.

Allora Eufrosina, ridendo lietamente, incominciò:

— Peccato che tanto bella concordia deva andare a monte! Quanti siete?