Chi lo chiamò matto, chi savio.

Al signor Ambrogio, che brontolò caninamente: con me la non sarebbe andata a finire così, Agata gattescamente rispose: — Smetti da fare il Nerone; ad altri grugni, che non sei tu, le donne hanno fatto la barba e il contropelo. Altri altre cose; ma il popolo, il quale lì per lì rimane tocco dal lato generoso delle azioni umane, senza troppo squattrinarla pel sottile proruppe in bravo, pestò i piedi, sbatacchiò una contro l'altra le mani fino a schiantarsele.

Il presidente, a tenore del paragrafo secondo dell'art. 487 del codice penale, ebbe a dichiarare prosciolta l'accusa contro i due incolpati; pareva mordesse le parole per dimezzarle; ma tanto e' furono capite e con suo infinito rovello applaudite.

Efisio si accostò di scancio, a mo' che camminano i granchi, alla moglie e all'amico, e stese loro ambo le mani; questi gli si avventarono al collo e si abbracciarono in tre, non ignudi, ma vestiti, eppure belli a vedersi come le Grazie di Canova, quantunque di bellezza diversa.

E Fabrizio e il presidente come rimasero eglino? Fabrizio come il re Erode delle marionette; sempre strabuzzati gli occhi, irti i capelli, il pugnale brandito per ammazzare, ma tutto questo insieme con lui attaccato a un chiodo; quanto al presidente, ti sarebbe sembrato il cugino del montone involuto per le corna ai cespugli del monte Mora, in aspettativa di essere sagrificato in vece di Isacco sopra l'altare del Signore.

A cui non preme sapere la fine dei giovani amanti, salti pure venti righi o trenta, che senza essi:

può star la storia e non sarà men bella;

chi poi sentisse diversa voglia dia retta, che mi spiccio in due remate. — Gravino, senza farne motto ad anima viva, di subito scomparve; si arrolò soldato, combattè le patrie battaglie sempre eroicamente e sempre sventuratamente, colpa non sua, bensì di coloro che dal cravattone e dalla insolenza in fuori null'altro ebbero di soldato; per ultimo una palla di cannone gli portò via ambedue le gambe: dopo aver sofferto inenarrabili angoscie e tentennato un pezzo fra la vita e la morte, parve volerla scampare. Artemisia ed Efisio, appena lo poterono fare senza pericolo, da Brescia lo trasportarono a casa, donde non s'è più mosso: dire che Artemisia ed Efisio quivi gli prodigarono cure di madre e di padre sarebbe poco. Gavino è diventato un culto per loro; non lo lasciano mai solo; le più sere i coniugi gli tengono compagnia intorno al letto; il dottor Taberni, quando va a visitarlo, butta da parte il suo concio ligure e il suo concio parlamentare, e vi si trattiene fino al tardi: in capo alla settimana qualche altro amico non manca; Gavino ha trovato modo di moversi e fa da scritturale ad Efisio; lo tiene bene informato e lo dirige in tutti i suoi negozi, sia agricoli, sia commerciali. Da due mesi Artemisia, non lo dà per sicuro, ma crede di essere incinta; di qui un dire inesausto, un mulinare a perdita di vista sopra argomento sì caro: intanto hanno messo in sodo che, figlio o figlia stia per uscire fuori, Artemisia l'allatterà; e spoppata la creatura le sarà balia Gavino, che la tirerà su secondo il tempo istruendola in tutto quello ch'ei sa, compresa la trigonometria, Gavino è sempre lieto di quella gioia parata che tiene l'anima in perpetua primavera; e' pare che siasi dimenticato di avere posseduto un giorno un paio di gambe, o finge: fatto sta che a cui sta per movergli parole di consolazione gli tronca le parole di bocca: credetemelo, io ho trovato la felicità giusto in quel punto che voi reputaste essersi da me perduta per sempre.

Il presidente mogio mogio tornossene a casa; appena ebbe messo il piede nel portone chiamò: