— Andate e tornate presto, che non ci è tempo da perdere; voi capite, che se io non sono di partenza, tengo però un piede nella staffa. Voi, adesso, siete cittadini americani, non dimenticatelo mai; ecco l'atto della vostra naturalizzazione; questo è il passaporto e queste lettere di raccomandazione pei ministri e pei consoli americani delle città e porti dove passerete. — Questa lettera contiene un credito illimitato sopra la Casa Baringh di Londra; potete usarne secondo il vostro giudizio, perchè io ho pensato: chi sa quanta povera gente si trova avvilita in Italia pel delitto di avere combattuto per la patria! Non senza orrore ho letto di alcuni soldati delle patrie battaglie morti di fame... Orsù, non ci pensiamo; quanti ne troverete che vogliano fuggire crudeles terras et litus avarum, tanti menatene con voi; due condizioni pongo a questa leva: amore del lavoro e buon costume. Qui poi faremo i patti e converremo dello statuto della colonia; non mi manca terra nè facoltà per lavorarla, e adesso mi casca in acconcio per confidarvi che il Texas è paese fecondo di argento, come la California di oro; io, dissodando, ne rinvenni una miniera, ne cavai quanto potei senza argomento alcuno d'ingegneria, come senza dirlo a persona; poi ricopersi lo scavo che occorre su la mia terra ed io solo conosco; lo riapriremo alla occasione e ci attingeremo come ad un salvadanaio per sussidiare la colonia e imprendere lavori di bonificamento; questo poi ho voluto dirvi, fidando nella vostra discrezione, perchè andiate persuasi che ai vostri compagni non può venir meno il vivere, finchè non sieno in grado di procurarselo col proprio lavoro.

Si abbracciarono e si divisero.

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La costanza non è mica corazza che ripari le ferite del dolore, solo dà balìa all'uomo di sopportarne delle nuove; sicchè, nel sottosopra, non sai dire s'ella sia benedizione o maledizione di Dio; ad ogni modo la signora Isabella, sfinita di forza e di costanza, si sentiva prossima al termine dei suoi giorni. Lei meritamente salutammo madre dei sette dolori; lei Niobe cristiana, che si recava l'urna in mano contenente la cenere di tutta la sua stirpe. Certo le avanzava un figlio, ma ciò la fortuna maligna aveva fatto non già per consolarla, bensì perchè ella non si addormentasse sopra il suo cuore per cangrena tranquillo, ma sì per accompagnarla con le strappate dello spasimo fino all'ultimo passo verso il sepolcro. Adesso la santa donna con la morte nel petto, e nel sembiante larva di quello che fu, dissimulava il suo stato fino a darsi attorno per le faccende di casa; a tanto strazio ella si conduceva per non contristare la cara Eufrosina, dandole ad intendere che sana si sentiva e baliosa. La pietà profonda, il desiderio immenso che sentiva di conservarsi rigoglioso il bel giglio di amore, la persuadeva a custodirlo con l'aspra diligenza dell'avaro; anzi, ella giunse al punto di percuotere con frequenza il cucchiaio e la forchetta nella scodella e nel piatto che aveva davanti, onde far credere alla cieca ch'ella cibasse largamente le vivande che a stento aveva provveduto alla povera figliuola.

Chi ignora le gioie, i dolori e le cure della famiglia, non comprende le ragioni di tanto smisurati sagrifizi; affermano siffatte ragioni interessose, ed è vero; ma vi hanno interessi degni di essere assunti tra le stelle in cielo più della chioma di Berenice, ed altri che il diavolo non si attenta toccare per paura di scottarsi le dita; le sue ragioni erano queste: per Eufrosina sperava che le furie della mente di Curio sariensi placate e il suo sangue addolcito; per Eufrosina Isabella si riattaccava alla vita, giunta all'occaso; nel presagio dei nepoti, ella riviveva in loro, esultava nella speranza che la sua stirpe avrebbe conservato e cresciuto la traccia luminosa della gloria di Orazio, la memoria della bontà di Marcellino, ed anche riscattato gli errori degli altri suoi sventurati figliuoli... Ah! alla povera madre non bastava l'animo di confessarli colpevoli nè manco a sè stessa.

La buona donna, moglie di Foldo, quante volte le sue faccende gliene porgevano comodità, scappava dalle sue amiche: entrata in casa lei, le altre potevano riposare a tutto agio, imperciocchè ella sola facesse per quattro. Siccome la non si poteva dare pace di vedere la Isabella levata, e più volte gliene aveva mosso rimprovero, questa, la prima volta, le aveva susurrato negli orecchi: — Deh! non me lo dite più mai per quanto amore portate alla gran madre di Dio; la Eufrosina se ne affliggerebbe; e dal vedermi questa figliuola attorno contenta, mi fate la carità di dirmi quale altro conforto mi resta?

E veramente se la Eufrosina si fosse addata della miseria che la circondava, sarebbe morta per ischianto di cuore. Quanto a Foldo, ogni giorno che Dio mandava in terra faceva portare il pane a casa di Isabella: ma non solo pane vivit homo; rammentatevelo, lo ha detto anche Cristo; rammentatevelo perchè oggi vive una gente che predica neanche il pane necessario al sostentamento dell'uomo... Dio mi perdoni, ma ecco, io nego addirittura ch'egli presagisse la venuta dei moderati nel mondo; diversamente non avrebbe spedito in terra Cristo a redimere il genere umano; tanto, co' moderati tramezzo, fu tutto sangue sciupato!

Torniamo al racconto. Isabella si sarebbe lasciata morire d'inedia innanzi di chiedere soccorso a Foldo e alla sua degna consorte, sapendo quanto cotesti cuori popolani davvero si spropriassero a sovvenire le miserie altrui.

Prima però di ridursi a simile penuria, certo dì ch'ella non sapeva a qual santo votarsi per far quattrini, rovistando per le cantere di un vecchio scrittoio, le venne fatto rinvenire non so che cimeli vergati di mano di Orazio e con questi sperò procurarseli; al quale effetto trasse a fatica da un libraio in fama di liberalone e glieli offerse in vendita. Il libraio, appena ci ebbe gettato gli occhi su, ne rifiutò recisamente l'acquisto aggiungendo:

— Che cosa volete che io mi faccia di coteste carabattole?