— Come così è, perdoni sa, se non la conoscendo... se non avendo l'onore di conoscerla (e qui si cavò la berretta) si accomodi, prego (e le offeriva lo sgabello stesso sul quale egli poc'anzi sedeva), non può credere come mi si stringa il cuore a lasciarla andar via così sconsolata... Faccia una cosa, la mi lasci coteste preziose reliquie del celebre suo signor socero, ed io mi metterò in quattro per esitargliele — ma' mai mi capitasse nel negozio — perchè, veda, con quei benedetti inglesi non ci è più da fare un pasto buono; le penne costoro le hanno rimesse, ma si ricordano essere stati pelati; i russi poi si mantengono tuttavia barbari abbastanza da tenere in pregio le memorie degli uomini grandi e da lasciarsi pelare; ma dia retta, signora, io posso proporle meglio a pronti contanti: mi dica, avrebbe ella, o taluno di casa sua, alienato in perpetuo o temporariamente il diritto di proprietà delle opere del suo signor socero e padre?

— No signore, nè io nè la buona memoria del mio signor marito. Il mio signor socero sì, ma a tempo allo editore che primo le stampò, la quale da parecchi anni è scaduta.

— Perfettamente; pertanto se la signoria vostra mi cedesse per tre anni, a decorrere dal dì della pubblicazione di ogni singola opera, la facoltà di stamparla, le pagherei subito lire mille italiane in oro, e più mi obbligherei a darle gratis una copia rilegata in brochure, s'intende, della mia edizione.

— Caro lei, io non me ne intendo, ma veramente... disse Isabella, peritandosi a compire la frase per la paura le sfuggisse di mano quella cima di fune, che giudicò porgerle la Provvidenza nella sua misericordia; e il liberale stampatore, aggrondato, con voce alquanto risentita:

— Mille lire! Le paiono poche mille lire... in oro... subito... prima che ella esca di bottega?

— Via, non s'impermalisca, voglia scusarlo alla inesperienza... mi getto nelle sue braccia... e che devo fare per istringere il negozio?

Il libraio liberale fra sè esclamò: Accidenti! questa ha fame; si poteva portare via la compra per metà prezzo; il cuore mi strascina sempre dove vuole! Poi a voce alta: Ecco, io stenderò un bocconcino di lettera, nella quale la signoria vostra mi dichiarerà avermi ceduto la proprietà degli scritti di Orazio Onesti per quattro anni, ed ella la segnerà.

— Sì signore, come comanda.

— L'editore liberale ecco si assetta al banco, si pone gli occhiali a cavallo al naso, e tutto tremante per la contentezza del magnifico affare conchiuso buttò giù la lettera, avvertendo di portare a cinque i tre anni primamente convenuti.

La Isabella si accorse pur troppo della pidocchieria, ma non si attentando rilevarla per la solita paura, si tacque; riscosse le mille lire e si affrettò a ridursi più che potè difilato a casa, senza pur volgersi addietro, nel sospetto che costui non gliele ripigliasse.