Quel medesimo giorno, Dio (avrebbe detto un prete) per ricompensare il libraio liberale e dabbene della sua azione da galantuomo, gli mise dinanzi un americano da Baltimora, svisceratissimo della letteratura italiana, di cui giusto in quel punto imparava la grammatica, a cui parve toccare il cielo col dito acquistando gli autografi di Orazio Onesti per sole cento lire sterline; e ne dimostrò al libraio la riconoscenza scotendogli il braccio fino a levarglielo dal posto e invitandolo a bere il the a casa sua in Baltimora.
Il libraio, partito l'americano, ripose i biglietti di banca nello scrittoio, deliberato consegnarli tutti... non aveva ancora compito la frase, che ecco un cavallone di cupidigia scaraventare quella modesta onda di onestà a frangersi su gli scogli e gorgogliando susurrare: — Eccetto, bene intesi, una discreta provvigione per me. — In siffatto proponimento si mantenne fino a desinare, allora lo appetito dello stomaco gli destò quello dello spirito, e almanaccando su la faccenda conchiuse: — A dargliene mezzi basterebbe, ed anche mi paiono troppi. — A cena (ahimè! l'ora dei pasti era funesta alla generosità del libraio liberale) rugumandoci su venne nella determinazione di darne alla Isabella un terzo, ed anche quelli giudicò troppi... e ciò a modo di addentellato, nel caso che gli piacesse fabbricare accanto; perchè il nostro libraio fu della razza di cotesti uomini, di cui il primo pensiero li condurrebbe talora al Campidoglio, se l'ultimo non li menasse sempre alla forca. La notte standosi in letto gli tornarono a gola i biglietti di banca dello americano, e gl'impedivano il sonno; infastidito di giacersi sopra un fianco, si volge su l'altro, e in mezzo alla giravolta gli scende dall'alto la idea luminosa di pigliarseli tutti per sè; linea recta brevissima, come fece incidere sopra la sua argenteria il Guizot, ch'era andato sempre storto.
La mattina seguente, essendosi raccolta nella sua bottega la solita conversazione: un prete, un borsaiolo ebreo e un moderato cristiano, di un tratto gli si posò nel cervello importuno come una mosca sul naso il pensiero: e se in questa si presentasse colei per saper l'esito delle sue carabattole, che pesci piglieresti? Gua'! la risposta viene da sè: i' non le ho ancora vendute. Adagio, Biagio, prevedi il caso ch'ella ti avesse a dire: non vo' più venderle, rendetemi la roba mia. Allora — e qui alzò tre dita della mano sinistra, e coll'indice della destra toccando il primo dito susurrò: per uscirne con onore mi pare che mi sovverrebbero tre vie: prima la fantesca nello spazzare la bottega, supponendoli fogliacci, li ha buttati via; il commesso del negozio per le medesime ragioni ed apparenze ci ha acceso la pipa, via seconda; terza via, il ragazzo di stamperia, preso a soqquadro da non so quale cinquantina di fichi, e intimato a riporli in libertà per urgenza, era scappato portandosi seco i fogli, sicchè la sua dignità di cittadino e di libraio lo aveva dissuaso andarli a cercare colà dove si trovavano.
L'abate, aocchiando la distrazione dello stampatore e cotesto suo almanaccare su le tre dita ritte, gli disse:
— O compare! A caso non vi sarebbe saltato il ticchio di proseguire il trattato della santissima Trinità, che lasciava in asso il dottore di santa Madre Chiesa, santo Agostino?
— Noe, rispose stizzito il libraio, come colui ch'era stato importunamente interrotto sul più bello delle sue meditazioni; io faceva il conto a chi di voi altri tre sarebbe toccato di andare primo allo inferno...
Proprio è così, e non fa nè anche una grinza, gli artisti di canto e i trovatori di armonie; quantunque celeberrimi, cascano negli ugnoli degl'impresari come le lodole in quelli degli sparvieri; gli scrittori del pari capitano in mano ai librai, a mo' che san Lorenzo (di cui oggi ricorre per lo appunto la festa) s'imbattè in quelle dei suoi arrostitori.
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Poco rincalzo le mille lire portarono alla Isabella, imperciocchè, levatisi prima i chiodi che si trovava avere, e' fu bazza se le avanzò un quattrocento lire. Gli autografi del socero non le vennero più in mente, e lascio figurare a voi se il libraio andasse a ricordarglieli. Con quella po' di moneta rimastale si tirava innanzi, procurando che nulla mancasse alla Eufrosina, quanto a sè governandosi tanto sottilmente, ch'era una pietà.
E questo non era mica il peggio, che l'angoscia da non potersi dire gliela dava la impazienza febbrile sua e della Eufrosina, di aspettare ogni giorno nuova dei cari diletti, e giungere a sera con la speranza sempre delusa. Cotesto davvero era spasimo, che trapassava il cuore delle due donne come una spada, ma più lacerante quello della Isabella, però che a lei toccasse dissimulare il proprio affanno per lenire quello di Eufrosina; alla quale non rifiniva mai dichiarare non essere poi tanto il tempo decorso dalle ultime notizie.