Il coglie, e fugge, e ai salici si asconde,

Ma prima di celarsi ama esser vista,

senonchè Eufrosina, invece di un pomo, gli tirava un fiore, e poi si rimpiattava nel boschetto delle magnolie. La povera tosa ormai si trovava al verde delle sue invenzioni, quando la Provvidenza, sentendo misericordia per lei, non l'avesse sovvenuta col massimo dei benefizi che può compartire ad una donna. Suffusa di rossore si chinò verso l'orecchio di Curio, ci susurrò una parola, mercè la quale il giovane schizzò su come il diavolo di saltaleone scatta fuori dalle scatole di finto tabacco, battendo palma a palma, e il segreto che gli aveva confidato la pudica, egli, inverecondo, bandì con voce magna alla intera brigata, come se volesse metterlo allo incanto. Filippo abbracciò Maurizio, Maurizio Curio, e poi abbracciaronsi tutti e quattro in lungo ed insaziabile amplesso.

Durante i mesi della gravidanza un solo pensiero come una sola cura dominarono la mente di Curio; vegliare l'amata donna, blandirla con soavi carezze, condurla a diporto all'aria aperta, riportarla su le proprie braccia a casa, adagiarla sul letto, temperare l'arsura dell'ambiente, spiarne l'alito, le parole, i sospiri. E quando alfine gli posero un pargolo su le ginocchia dicendogli: ecco, ti è nato un figlio! e' fu miracolo espresso s'ei non dette nei gerundi: piuttosto che esultanza, il delirio si cacciò addosso a lui ed a tutta la casa: fecero cose sgangherate: tanti colpi spararonsi, tanti fuochi si accesero, che per mesi interi non un uccello si attentò accostarsi a quella zona di cielo.

Ma poichè tutto viene a fine, così il palpito come il cuore che palpita, si attutì anche cotesto ardente affetto, e la larva irrevocabile della patria si riaffacciò all'anima di Curio più straziante che mai; di nuovo lo travagliano le consuete allucinazioni, della quale cosa se senta fastidio insopportabile la donna innamorata, Dio solo lo sa: però il rimedio per un tempo ella ebbe pronto, ed oltre ogni estimativa efficace: questo consisteva nel cavare dalla culla lo infante e farsi pian piano a depositarlo sopra le braccia del padre. Allora uno sgorgo di luce inondava l'anima di Curio, nè per quel giorno, nè per l'altro appresso le nebbie della malinconia potevano addensarsi più sopra di lei.

Però non passava gran tratto l'umor nero a ripigliare il sopravvento, onde Eufrosina ne rimase smarrita: venutole meno ogni consiglio, la misera si disfà in pianto; pure un giorno, pensosa più del suo pargolo che di sè stessa, si presenta risoluta al marito, al quale, con tremula voce, così favella:

— Curio, parte migliore dell'anima mia, dammi retta: se si trattasse di me, vedi, io avrei saputo soffrire e morire in silenzio, sorte ordinaria della donna amante, ma ce ne va di mezzo la vita del tuo figliuolo e mio. La tua misantropia si attacca a me, l'anima mia si contrista entro un mare di amarezza, la salute mi si altera, e da momento in momento mi abbandonano le forze... in breve mi mancherà il latte... non potrò allevare più la mia, la tua creatura... E non potè più dire, chè il singulto le strinse la gola; copertosi il volto, pianse.

Curio, in balìa di profondissima agitazione, prese a scorrere con moti incomposti per la stanza, inciampando ora in questo ora in quell'altro mobile, chè la passione gli toglieva la vista degli oggetti circostanti; per ultimo, quietatosi alquanto, si accosta ad Eufrosina, e gettatole le braccia al collo le dice:

— Sorella, consolati, io procurerò guarirmi, anzi mi guarirò di certo; però io sento non poterlo fare se non a un patto.

— Dillo, amor mio.