Bibbiana beveva quanto due padrone, e il presidente quanto tre Bibbiane, pure con due bottiglie di nebbiolo e due litri di Monferrato ognuno dei nostri personaggi aveva a bordo la sua salutifera portata; ed ecco, quando meno ci si pensava, saltare in testa a Nina la fantasia di voler sapere la cagione della clausura del suo marito con Bibbiana nello stanzino dei panni sudici: di parole se ne fecero un monte, da taluna delle quali fingendosi impermalita Bibbiana, si volse al presidente con la procacia che partecipa il vino e così gli disse:

— Tanto più poi importa che la signora rimanga informata, quanto che il trovarci chiusi dentro lo stanzino le dia plausibile motivo a formarsi un sinistro giudizio intorno alla mia onestà; e la reputazione, signor presidente, capisce, preme più della vita... per noi altre serve, se ci toglie la reputazione, che cosa ci resta?

— La reputazione, masticò fra i denti il presidente, e volto alla consorte le favellò:

— Nina, tu sai che di calunnie al mondo non fu mai penuria; vedi, anche alla beata Vergine, che fu quel giglio di castità che tutte le generazioni conoscono, toccò a sopportarne delle bigie e delle nere; ma oro non piglia macchia. Ecco, non so quale ribaldo, mentre io presiedeva l'udienza, mi fece consegnare una lettera...

— Lettera! Dov'è questa lettera? Dammela subito...

— Essendo anonima, non mi pare le si dovrebbe fare l'onore di pigliarne contezza.

— Su, dammela, la voglio...

— Dategliela...

E a questo modo strillando, Nina stava a destra e Bibbiana a sinistra del presidente con le mani uncinate rasente agli occhi, da mettere lo spago in corpo a bene altro uomo animoso che il presidente non era.

— Tranquillità, ordine; abbasso le mani... con la moderazione si viene a capo di tutto: ecco la lettera, e trattasela di tasca la porse alla sposa.