— Bene, lo vedremo; e qui Fabrizio, afferrato uno sgabello e levatolo in alto per darlo in testa al presidente, aggiungeva come chi declama versi tragici:

Dal capo del Saturnio ampio celeste

Uscia Minerva perchè ci era entrata,

Ma nel tuo, che rassembra il mappamondo,

Sette Palladi almeno han posto il nido,

E te lo provo, se mi assenti, o sofo.

Che con questo sgabello io te lo spacchi.

— Mamma mia! urlò il presidente, saltando su ritto e mettendosi a scappare intorno alla stanza, ma ch'è ammattito? Giù lo sgabello.

— Si vede bene che non sei Giove; questi ordinava gli dessero sul capo con la scure, mentre tu hai paura dello sgabello. Presidente! Voi date un calcio alla fortuna, che non capita mica tutti i giorni, ne manco ai Numi, di partorire a un tratto sette Minerve. Sedete, presidente, non si mise a sedere anche Aristodemo, quando disse a Lisandro:

. . . . . libero mi esponi