Dei gusti non si disputa; gli è questo un proverbio scritto fino su i boccali di Montelupo; onde io, valendomi di siffatta indulgenza secolare, dichiaro detestare del pari virtù codarde e delitti burbanzosi; e tuttavia, stretto pel collo a scegliere, per me sento che mi mostrerei più parziale ai secondi, che alle prime, e ciò perchè co' secondi potrai, se vuoi, fabbricare qualche cosa, con le prime no. Romolo e Roma e i primi Quiriti informino; dei quali una metà, per dir poco, sarebbe stata meritamente raccomandata al Piantoni, il quale incominciò la sua magistratura di boia nel 1831 per conto di Francesco IV duca di Modena, buon'anima, e continua ad esercitarla per conto di Vittorio Emanuele II, gloriosamente regnante.
I delitti animosi voglionsi considerare come altrettante grappe di bronzo, le quali penetrano nel cuore e nelle carni dei popoli come nei massi di granito e li tengono con inestimabile stabilità legati insieme, mentre le virtù codarde appiccicano, non attaccano; il visco agguanta i pettirossi; le aquile portano via visco, vergone e tutto.
Adesso dovendo scrivere di Filippo, padre di Eufrosina, le virtù pusillanimi non ci hanno che fare, e nemmeno i delitti rubesti, bensì ci capita con grandissima compiacenza dell'animo nostro di favellare di un cuore temperato ottimamente, il quale, in qualsivoglia punto della terra lo avesse balestrato la fortuna, sariasi creduto sempre nel suo centro, e da qualunque plaga di cielo avesse rivolto gli occhi in alto, gli sarebbe parso di vedere Dio per trovarsi faccia a faccia e favellare con lui. La vita pigliava qual'era, senza querimonia come senza tripudio. Dalla buona del pari che dalla ria ventura attendeva a cavare qualche cosa che giovasse alla umanità: e forti dulcedo, nel modo che adombrava l'enimma proposto da Sansone ai filistei; se il destino gli poneva nelle mani rose, ei ne tesseva ghirlande pei felici; se catene, ei ne foggiava spade per gl'impazienti di servitù. E poichè egli aveva fede che le dieci trasformazioni di Visnù, dirimpetto alle infinite a cui la materia del suo corpo, prima che la natura gliel'avesse data a nolo, e dopo che se la sarebbe ripresa, erano una bagattella, egli ratificava tutte le passate e consentiva le avvenire, persuaso che le avrebbe adoperate sempre pel bene dei suoi simili. Se mi troverò convertito in ostrica, finchè mi manterrò sana offrirò delicatissimo cibo alle mense degli uomini, e se inferma, con la mia malattia comporrò perle, ornamento di donne oneste e belle,[13] e se diventerò pizzuga[14] attenderò a comporre un coccio degno di essere ridotto in iscatola da tabacco degna di papi: insomma, onore del naso di Pio IX, ovvero del collo di Cleopatra; nobili destini non mi potranno mai mancare.
Ed ora la sorte lo aveva arrandellato carceriere nel Castello di Milano. Tristo mestiere in verità, e pure egli sapeva valersene per consolare, ed in quanto gli era concesso sovvenire i meschini che gli capitavano sotto. Gli spruzzi di acqua benedetta, di cui sono larghi i sacerdoti ai morti, giovano per lo appunto quanto l'acqua benedetta a morti, ma lo spruzzo della speranza ai vivi dolorosi è rugiada di cielo; e quindi di parole e di buoni uffici non faceva a spilluzzico l'uomo dabbene, trasmetteva e riportava consigli, saluti e messaggi di genitori, di amici ed anche di amanti, purchè, bene inteso, si trattasse di legittimi amori: confermava i risoluti, ingagliardiva i dubbiosi, raumiliava gli acerbi e diceva loro: — O perchè bestemmi? Tu mi pai matto, e sei. Delle due l'una, o in Dio ci credi, o non ci credi; se non ci credi, egli è lo stesso che tu ti arrapini con questa brocca di terra cotta, e se ci credi, e per giunta lo reputi capace a farti bene o male, e allora, grullo! ingegnati a tenertelo bene edificato. — E se lo interrogavano s'egli ci credesse, rispondeva: io ci credo a modo mio e non penso dalle mille miglia ch'egli si faccia tutore e conduttore delle singole creature, che nella natura stanno, o vivono, o si agitino; per me, ruminandoci sopra, ho trovato che Dio dev'essere una forza nella materia, una scienza nell'intelletto, una regola nella morale; ed ora che ti ho detto così, tu ne sai forse meno di prima; ed io che ti ho detto così, non mi sono avvantaggiato neppure di un dito; sicchè tara bara, il meglio che tu possa fare è bere questo mezzo litro di vino e buttarti giù a dormire. Fortuna e dormi: caso mai tu provassi lo strapunto poco morbido, pensa che potrebbe essere più duro, e consolati. Certo, Filippo, come quegli che aveva molto vissuto fra gli uomini, non si sgomentava più per cosa che vedesse, o bigia, o nera, e le parole di lui sonavano acri, ma una stella, che non conosceva tramonto, lo illuminava con bella luce di amore, ed egli ne rifletteva i raggi sopra le creature circostanti. Cotesta sua benignità mescolata di amarezza rassomigliava ai dì di primavera, quando la pioggia bagna le piante ed il sole le asciuga, onde esse si drizzano rigogliosamente liete, quasi per ringraziarlo di coteste sue virtù per le quali godono la vita.
E luce dell'anima sua era Eufrosina, la celeste fanciulla, la quale riposa serena sopra i dolori della vita, simile al bambino Gesù dipinto dormente dal soavissimo pennello dello Albano, intanto che mormora fra il sonno: ego dormio, sed cor meum vigilat.
Filippo, se non con amore, con diligenza pari ha compito le tre operazioni nelle quali si versa la presente sua vita: tastò le porte e le inferriate delle carceri, consolò i carcerati, adorò la figliuola Eufrosina, la quale quando egli vide addormentata contemplò sorridendo, la baciò, e contento come una pasqua andò quindi a coricarsi.
Non bene passata un'ora, venne desto a forza da un rumore confuso di schioppi lasciati andare giù di schianto sul selciato, d'imprecazioni e di catene. Si sollecita a vestirsi alla meglio e schizza giù in piazzetta; faceva buio fitto, e comecchè portasse la lanterna, egli appena distinse gli oggetti circostanti; pure vide al barlume parecchi soldati, che sotto la scorta di un ufficiale conducevano prigionieri in Castello; subito ebbe sospetto che si trattasse di pezzi grossi. Il capitano del drappello, piemontese puro sangue, dopo il sacramentale countacc! prese a dire una carta d'ingiurie al povero Filippo, perchè lo avesse fatto aspettare tanto, e poi perchè ardisse presentarglisi innanzi così sciatto di vesti.
Filippo aveva riposato mezz'ora, o poco più, delle fatiche della giornata, e se avesse fatto presto come lo zotico capitano pretendeva, non si sa come il tempo gli sarebbe bastato a mettersi solo la camicia; tuttavia tacque, avendo sentito dire, ed essendogli stato dalla esperienza confermato a sue spese, che il soldato non ha mai tanto torto, come quando ha ragione.
— Ecco qua, sebbene mi sia messo in regola, a tenore del regolamento, col signor cavaliere comandante del Castello, favellò il capitano, tuttavia ho voluto consegnarvi da me stesso il prigioniero. Avvertite qua, sergente; egli è condannato a morte; comecchè egli abbia interposto appello davanti al supremo Consiglio di guerra, non gli darei una palanca della sua vita. Si sa, i disperati si attaccano alle funi del cielo; dunque, sergente, occhio alla penna: voi sapete quello che ve ne va se vi scappa. Ecco qua, andiamo un po' a vedere come me lo arrandellerete.
A Filippo si strinse il cuore, e suo malgrado si sentì spinto a sollevare la lanterna per mirare in faccia il malcapitato... ecco: egli prorompe in uno strido e lascia andare la lanterna in terra, la quale mandando un getto di luce si spenge, colpa dell'olio, che rifluito a cagione del colpo verso il lucignolo lo soffocò: nel punto stesso un urlo più straziante del primo percosse gli astanti, che sebbene non assueti a spaurirsi, ne sentirono raccapriccio e terrore; sicchè il capitano, secondo la rubrica, esclama: