Nè andò troppo lungo tempo, che Paolo Giordano ricomparve accompagnato orrevolmente, ma senza Virginio. Quando Isabella lo vide solo, le si spense in cuore l’estremo alito della speranza, a renunziare al quale la creatura umana con difficoltà infinita si conduce. Allora le parve davvero sentirsi [pg!353] leggere in faccia la sentenza di morte. Ed è la morte una molto terribile cosa per tutti, ma segnatamente poi per quelli che da infermità fisica non si trovano disposti a patirla. Le corse un brivido nelle ossa; le diventarono bianche le guance e la fronte; le labbra le si crisparono pagonazze e convulse. E senza dubbio non si vuole punto negare che bene il suo intelletto l’avvertisse, avvegnachè non era da credersi che presente il figlio volessero usare violenza contro la madre. Ella andò incontro a Paolo Giordano, e con una espressione inenarrabile lo interrogò:

— “Dov’è Virginio nostro?”

— “Il fratel vostro lo ha voluto trattenere ad ogni costo: ha detto che anche troppo egli è facile a svagarsi, e poi fa sudare acqua e sangue a rimetterlo in carreggiata. Veramente mi parve ardua cosa ch’io non mi abbia a godere il figliuolo mio dopo tanti anni di lontananza; ma voi sapete che a me tocca tenere bene edificato il Serenissimo.... Però ha promesso mandarlo per un giorno in villa accompagnato dall’aio....”

— “In villa! Qual villa?”

— “Al Cerreto.”

— “E quando?”

— “Presto....”

— “In villa lo manderà sicuramente, ma non al Cerreto.... Forse domani...”

— “Non mi ha detto domani....”

— “No? — Ma a me il cuore lo porge.... Ahimè! [pg!354] perchè non gli ho dato il bacio dello addio?....”