Non vi è cosa al mondo che pesi tanto immensamente insoffribile, quanto la laude in bocca al nemico: nessuna ingiuria può crucciare quanto cotesto elogio; e a Giordano poi parve fuor di modo molesto, come colui che conobbe troppo bene dipartirsi da stupidezza, ma mescolata da malizia; ed è anche questa offesa non piccola alla vanità dell’uomo, lasciare lo stolto in fede di averti potuto gabbare. Pure Giordano simulò; che quando aveva tolto a sostenere la prova, sebbene la sua natura non glielo consentisse, era capace per arte a simulare quanto il meglio addestrato.

Allo invito di Troilo risposero tutti acclamando; e comecchè nella frenesia di cotesto urlo grande fosse la virtù del vino, pure così sgorgava sincero dal cuore, che il guerriero n’ebbe conforto, e gli temperò l’amaro che gli porgeva la origine di cotesto grido, pensando da cui movesse, e perchè.

Giordano si levò anch’egli in piedi, e preso un [pg!371] bicchiere, atteggiando la persona al saluto diceva:

— “Per me è troppo! Ma lingua umana non potrà mai esaltare tanto che basti le anime inclite di coloro che combattendo in cotesta memorabile giornata perirono.”

— “Oh! di grazia, signor duca, non ci negate il piacere e l’onore di sentire raccontare da voi le vicende di cotesta battaglia: ve lo chiediamo per quanto amore portate alla vostra dama....”

— “No; a che monta? Non lo avete voi letto per le storie dei tempi?”

E i commensali di nuovo con voci diverse:

— “Ma così allo ingrosso; — senza distinzione di fatti e di casi: — chi più offendesse, chi meglio difendesse. — E poi, altro, bene altro è leggere una relazione di battaglia, che udirla da tale che vi combatteva, il sangue suo vi versava e vinceva. Per mercè, narrateci la battaglia.”

E Titta che vi aveva accompagnato Paolo Giordano, e al suo fianco combattuto, e salvatogli la vita, desiderava che la prodezza sua insieme a quella del suo signore si manifestasse; sicchè più degli altri premuroso instava onde Paolo Giordano, che pure era bel parlatore, esponesse le vicende e i pericoli della battaglia famosa. Nè la repugnanza di Giordano poi, a guardargli sottilmente nel cuore, si sarebbe conosciuta sincera; non già ch’ei fosse miles gloriosus, ma ad ogni soldato piace ricordare le zuffe e le ferite, e mostrarsi largo dispensiere di laude ai nemici, [pg!372] o vincitori, o vinti; — se vincitori, per onestare la disfatta; — se vinti, per fare più bello il trionfo.

Titta pertanto, con tal suo garbo che non era preghiera, non comando, e dell’una partecipava e dell’altro, aggiungeva: