[93]Nelle Memorie del maresciallo di Bassompierre noi leggiamo il seguente passo notabilissimo. — «Maria dei Medici [pg!429] sul declinare della sua autorità di reggente disegnava negare ad alcuni baroni, che a grande istanza la pressavano, il richiamo di alcuni banditi, ma non osava pronunziare il rifiuto prima di conoscere la sua condizione presente; quindi ostentando un motivo, chiama in disparte Bassompierre, e gli domanda quali mezzi di resistenza le rimangano. Bassompierre risponde: — Nessuno, — molto più che alcuni amici, come il marchese di Ancre, l’avevano abbandonata. — Lors la reine ne peut se tenir de jeter quatre ou cinq larmes, se tournant vers la fenètre afin qu’on ne la vît pas pleurer, et ce que je n’avois jamais vu, elles ne coulèrent point comme quand on a accoutumé de pleurer, mais se dardèrent hors des yeux sans couler sur les joues.»
[94]Molti sono i luoghi in Italia, a dire del Muratori, Antiq. ital., che trassero nome dagli alberi: Frassineto, Rovereto, Suvereto ec., e vie discorrendo.
[95]Lamoignon-Malesherbes, il vecchio difensore di Luigi XVI, essendo tratto al patibolo, mentre urtava col piede in uno scalino della prigione, osservò «che un Romano sarebbe tornato indietro.»
[96]«Non passò molto che si ebbe l’avviso della morte di don Giovanni di Austria, cagionatagli da febbre e da spiacevole noia di soverchie cure.» Costo, Storia del Regno di Napoli.
[97]Qual fosse la segreta cura di don Giovanni ce la seppe rivelare l’illustre signor cavaliere Carlo T. Dalbono nel suo bellissimo libro delle Tradizioni Popolari del Regno di Napoli. Nelle Fiere di Castelnuovo espone come don Giovanni salvasse nell’assalto di Granata una giovanetta maomettana della quale divenne amante riamato, e n’ebbe un figlio, dolcissima cura dei genitori. Cresciuto di anni e di bellezza, don Giovanni teneva in corte il garzone a modo di paggio insieme con altri nobilissimi giovani. Sventura volle che don Giovanni essendo vago di nudrire bestie feroci avesse tra le altre una immane leonessa; mentre i paggi giocavano in prossimità del serraglio, una palla cadde vicino alla leonessa; i giovanetti, come succede, presero a istigarsi a vicenda per vedere chi tra loro meglio animoso fosse andato a raccoglierla. Arrighetto, seguendo gl’impulsi della sua magnanima natura, accorse prontissimo e ne rimase infelicemente sbranato... — Nove giorni dopo la tragica morte del figlio, don Giovanni partì da Napoli con l’armata [pg!430] navale. Il dì 24 agosto giunse a Messina, dove collegatosi con le galee dei confederati mosse alle Curzolari, e quindi al golfo di Lepanto dove fu combattuta la immortale battaglia. Narra il cavaliere Dalbono come fino a qualche anno addietro, nella chiesa di santa Barbara in Castelnuovo, si vedesse una lapide con questa iscrizione: ARR. R. FILIUS AMORIS 1571.
[98]«Le ferite del Pike erano mortali; nondimeno conservando ancora malgrado crudeli patimenti tutto lo eroico suo ardore: — Avanti, avanti, miei bravi, sclamò egli, vendicate il vostro generale! — Tali furono le ultime parole che potè rivolgere alle sue truppe, parole che le infiammarono di nuovo coraggio. Alcuni soldati lo portarono poi sulla riva, e cammin facendo clamorose acclamazioni gli annunciarono la riuscita dell’attacco, e riconfortarono i suoi ultimi momenti: poco dopo lo condussero a bordo della nave il Pert, e gli recarono la bandiera nemica: a quella vista ripresero i suoi occhi il loro splendore accostumato, ed accennò che gliela mettessero sul capo, e spirò gloriosamente circondato dai trofei della vittoria.» Trelawny, nelle Memorie di un cadetto di famiglia, racconta come Dewit, famosissimo corsale, ferito a morte dentro la bandiera nemica si avviluppasse, e quivi chiuso rendesse l’ultimo fiato.
[99]Ma nessuno li contò. Questa è la espressione che adopera quel giudizioso Ludovico Muratori narrando negli Annali la battaglia di Lepanto.
[100]I particolari della battaglia di Lepanto furono con molta diligenza raccolti dai seguenti scrittori: Adriani, Storia dei suoi tempi. — Costo, Storia dei suoi tempi. — Doglioni, Storie. — Campana, Seguito alla storie del Tarcagnota. — Fra. Dionigi da Fano, Seguito alle storie del Tarcagnota. — Muratori, Annali. — Botta, Seguito al Guicciardino, ed altri non pochi.
[101]Apollo, tua mercè, tua mercè, santo Collegio delle Muse, io non mi trovo Tanto per voi, ch’io possa farmi un manto Ariosto, Satire.
[102]Queste parole furono quelle appunto che profferivano [pg!431] Isabella e Lucrezia, e tutti i ricordi del tempo ce le conservarono precisamente.