— “Oh signore!” — rispose l’artificiosa Veneziana; — “voi altri uomini di alto affare avete sempre pel capo mille pensieri e mille inquietudini; la colpa è nostra che vi venghiamo a disturbare: ma crediamo fare del bene, e se non indoviniamo, meritiamo compatimento. Sì giusto! vale la pena che vi prendiate cura di me. Voi mi avete raccolta, si può dire, per la strada, e mi avete messa a pari delle regine, e delle più grandi principesse della Cristianità. La mia vita sta nel reverirvi e nello amarvi, e per quanto io mi studii, non mi pare amarvi abbastanza....”

— “Buona Bianca! Eccellente femmina! — Io mi sento affaticato, e vorrei pure riposarmi. Porgimi un bicchiere di acqua di cannella. Gran mercè, Bianca. Ora diremo le preci; per istasera basteranno le litanie.”

E Bianca prese un libro coperto di velluto cremisino [pg!169] con fermagli di oro; s’inginocchiò accanto al letto recitando le litanie, alle quali Francesco molto devotamente rispondeva ora pro nobis. — Terminate le litanie, Francesco profferì queste parole:

— “Ecco, un giorno sta per compirsi: noi li contiamo quando sono passati, — quando non sono più nostri; — un giorno adesso cade dalla mano del tempo nello immenso oceano della eternità. — Prima però che si tuffi in cotesto abisso, guardiamone l’agonia per argomentare la vita che ha consumato.... — Va, va in pace anche tu, o giorno della mia vita; prendi animoso il viatico; e raggiungi i tuoi fratelli che ti hanno preceduto: tu sei scevro di lacrime, tu sei passato innocente. L’angiolo dell’accusa non ti scriverà sopra il suo eterno registro. Anzi, io lo posso dire francamente, se la fortuna ti avesse tessuto nella trama mortale di Tito, egli non avrebbe oggi esclamato: — Ho perduto un giorno!”

Ma chi mai presumeva ingannare costui? Dio? Sè? — O cuore umano, quanto tremendo a vederti!!

Francesco, con un fascio di cipolle sopra lo stomaco e due omicidii sull’anima, si addormentava placidamente, come un operaio della vigna del Signore.[63]

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[CAPITOLO SESTO.]