— “Ah! signora. Io non posso abbandonare Firenze....”
— “Come, non puoi? Ti penti forse del dono? Vuoi tu mancarmi di fede?”
— “Signora, voi sapete ch’io sono donna altrui. Mio marito si trova lontano: ora, come posso io partirmi onestamente senza il suo volere? Come abbandonare una terra ch’egli non volesse abbandonare? Se tornando egli, e sapendomi partita, il suo amore per me si convertisse in odio, e dicesse: — Poichè se [pg!212] n’è andata, stia con Dio: — se, fattami randagia pel mondo senza di lui, egli dubitasse dello amore ch’io gli porto grandissimo, e della fedeltà che sempre gli ho conservata, e mi disprezzasse.... Ahi me misera! Io mi sentirei morire, io certamente ne morrei di dolore....”
— “Tu ami assai questo tuo marito, o Maria?”
— “E come non lo dovrei amare io? Quando derelitta da tutti sopra questa terra; morti i genitori, senza parenti, discacciata da voi, io supplicava Dio che mi chiamasse a sè, perchè ogni motivo di vivere mi era venuto meno, e non mi esaudendo il Signore, sentivo sprofondarmi nella disperazione; questo amatissimo giovane ebbe misericordia di me, e mi disse: — Vieni, povera derelitta; agguantati al mio braccio; noi faremo insieme il viaggio della vita: se cerchi amore, io ti offro un cuore capace di amare: — ed io mi vi appigliai come San Pietro alla veste di Cristo quando gli parve pericolare sopra il mare; e fui salva, e la vita mi piacque, e tuttavia mi piace, però che io senta di piacere a lui.... al mio marito.... al mio sposo.... alla unica mia consolazione sopra la terra....”
— “Te beata! Ma assicúrati, Maria; io starò sopra gli avvisi appena ei torni; e allora o farò in maniera di favellargli io medesima, o manderò un religioso di santi costumi e di dolce facondia che lo sappia tutto raumiliare, e gli faccia toccare con mano la tua buona e pia opera; cosicchè, se egli ama [pg!213] la virtù, come dev’essere amando te, non solo non ti porterà rancore, ma dove prima ti amava una volta, adesso ti amerà mille...”
— “Voi dite bene, voi; ma se non poteste favellargli, o mandare; — se nell’amarezza del caso improvviso, preso da passione si guastasse, o se cadesse infermo... Ahimè! Io tremo tutta in pensando ch’ei potesse infermare, e non avere la sua Maria a canto al letto, che lo custodisse...”
— “Io ti giuro sopra l’anima mia, che farò avvisarlo prima che passi le porte di Firenze: non temere, io mi lego con parola di principessa, e di cristiana...”
— “Ma quando io potessi credervi sopra questo punto, Isabella, come sopporterei di bandirmi perpetuamente dalla patria?”
— “E che cosa trovi adesso che ti piaccia in questa nostra terra? Lo spirito della repubblica vi è irrevocabilmente cessato, non come fiamma spenta per forza, ma come fiamma che abbia consumato ardendo anche il verde della candela. La più parte degli spettabili cittadini erra, o spontanea o costretta, in mesto esilio, sicchè può dirsi di Firenze quello stesso che si diceva di Pisa dopo la sconfitta della Meloria, che per vedere Pisa era forza andare a Genova. — In Lione e in Parigi tu incontrerai il fiore della cittadinanza nostra. — Le fabbriche regie e i tempii in Francia o superano, od agguagliano i nostri. Colà come qua la terra produce frutti giocondi; [pg!214] colà come qua il sole e le stelle mandano la benedizione dei raggi; colà come qua si ama, si odia, e si nasce, e si vive, e si muore, e Dio esalta gli umili, e prostra i superbi, e ascolta la preghiera delle anime innocenti come la tua...”