— “Sì, ma delle immagini a me piace supplicare in città davanti quella della Santissima Annunziata, e in campagna davanti a quella dell’Impruneta; — sì, ma l’organo non mi esalta se non n’echeggiano i suoni per la volta di Santa Maria del Fiore; quel soavissimo rezzo vespertino non mi rinfresca se non mi percuote la faccia tra il Duomo e San Giovanni. O mia signora, io quando vedo un tronco di albero tagliato alla radice, mezzo sepolto nel fango, diseredato oramai di fiori e di frutti, e le migliaia di formiche che vi correndo sopra lo rendono fastidioso e vuoto, penso tra me: tale ha da essere lo esule. E poi, io amo vedere le facce consuete, amo dire, se qualcheduno mi nasce accanto: — È figliuolo di Ginevra, o di Laudomine; — se muore: — Dio riposi la buona anima di Giulio, di Lapo, di Baccio; — ma fuori di casa ti senti sempre intorno alle orecchie: — è figliuolo del forestiero, è compagno del forestiero; — e senza punto volerlo, non rifiniscono mai di farti capire che non sei nulla costà, e non appartieni a cotesta terra; e ben per te se ti concedono che tu beva dell’aria loro, che alla loro luce t’illumini, al sole ti scaldi. Chi mi darà ascoltare più lo idioma nel quale la mia madre dolcissima mi garriva inerte, diligente mi [pg!215] lodava? — E quando ogni altra cosa in terra straniera non fosse per venirmi meno, chi mi darà potermi inginocchiare sopra la lapide che cuopre le ossa dei miei genitori, e pregare loro de profundis? — Nelle tribolazioni della mia vita, allorchè mi pareva ogni cosa mi abbandonasse, io mi condussi sopra il sepolcro dei miei padri, e mi dolsi con loro della non meritata fortuna, pregandoli ad accogliermi nella eterna pace: allo improvviso mi sembrò ascoltare una voce, e la udii certo, che mi consolava dicendo: — Non disperare, continua il tuo cammino nella via del Signore, che già sei presso al termine dei tuoi martirii.”
Isabella, mentre Maria discorreva, mutò con subita vicenda di colore più volte: allo improvviso le si gettò ai piedi, e forte abbracciandole le ginocchia, così prese a dire:
— “Maria, per le ossa dei tuoi parenti, e per la salute della mia anima e della tua, non mi negare quanto mi avevi promesso. Vedi una madre senza fine desolata; vedi se mai fu dolore uguale al mio: io non lascio le tue ginocchia, se non mi dai pace; io non leverò la mia faccia dalla polvere, finchè tu non abbi pronunziata la parola di vita. Tu tornerai un giorno in questa terra che ti è sì cara, e questo giorno non si farà troppo aspettare, imperciocchè coloro che vogliono la mia morte mi seguiranno presto dentro al sepolcro. — E tu, infelice prima di sapere infelicità che cosa sia, leva le mani, e supplica questa [pg!216] donna, che sola ti può conservare la vita. Io non posso nulla per te; lo starmi accanto ti reca certissima morte... Maria!... Maria! così ti usi la Madonna misericordia al capezzale del letto, come tu adesso la userai con me! — Pietà di una madre che sta per vedersi trucidare un figliuolo su gli occhi.... mercè per Dio....!”
E vedendo come la Maria esitasse incerta di quello che aveva a fare, drizzatasi come furente, prese sotto il braccio il fanciullo, che trasse doloroso vagito, e s’incamminò risoluta verso i balconi:
— “Poichè,” mormorava convulsa “poichè non mi è riuscito salvarti, nemmeno io ti vedrò morire: noi moriremo insieme; di ambedue noi raccorranno le membra sfracellate. Maria, rimanti con Dio. — Contro di te non parli il parricidio, che tu potevi impedire.... Via da questo mondo dove la virtù è crudele, crudele l’odio.... tutte le cose scellerate, e crudeli...”
Come persona, che dopo avere tra il sì e il no duramente conteso, si risolve a un partito, Maria corse dietro a Isabella, e afferratala per la vesta esclamava:
— “Ebbene, io partirò.... per Francia....”
E Isabella gittatole un braccio intorno al collo, singhiozzava senza potere profferire parola. Riavutasi alquanto dalla veemente commozione,
— “Rompiamo ogni indugio,” parlò, “avvegnachè l’ora si avvicini.” — E sfasciava il fanciullo dagli [pg!217] addobbi di velluto, e le fasce, e le trine, e il tappeto pose nella culla dorata, poi accese il fuoco nel camino, e vi gettò sopra ogni cosa.
— “Sieno distrutti questi addobbi per sempre: non ti farebbero fregio, ma vergogna; tu devi dimenticare la tua origine. Figlio del peccato, ti basti se la colpa dei genitori non sarà punita fino in te. Maria, io ti auguro che ti riesca figliuolo dilettissimo, e tu certo così lo terrai; imperciocchè noi amiamo le creature per gli affanni che ci costano, e pei beneficii che loro facciamo; e tu cominci a farne tale uno per lui, che bene possiamo col cuore comprendere, non già con le labbra significare. — Maria, egli ti sarà l’orgoglio della vita, il sollievo della vecchiezza: ecco io ti cedo tutti i diritti di madre, che saprai adoperare molto meglio di me. Tu li eserciterai innocente, e con benigno sguardo del cielo, essendo pietà in te quello che in me sarebbe colpa; — però da qualunque origine si dipartano, sacri e santi diventano i diritti di madre. Tu lo alleverai nel timore di Dio: fa che sia umile e mansueto; a lui non convengono sensi superbi. Vigila attenta che non gli s’insinuino nel cuore consigli feroci.... — Tu non gli dirai come nacque, e ahimè! neanche chi gli fu madre: egli mi disprezzerebbe, e l’onta dei figli pesa sopra l’ossa dei genitori più grave della lapide di marmo. — Se poi un giorno tu lo conoscerai, come spero e desidero, inchinevole alla compassione... se allora volesse sapere ad ogni [pg!218] modo la sua madre chi fosse, tu gli dirai: — Una infelice! — Maria, io ti scongiuro che tu gli raccomandi di non lasciare mai questa crocellina di perle ch’io mi levo dal collo, e la metto al suo... Guarda di bene tenerlo a mente, perchè questo è il mio testamento, e queste sono le parole novissime che io ti parlo. — Addio, sangue mio, perdonami la vita che io ti ho dato; perdonami la colpa in che io ti ho generato... Addio... per non vederti mai più... forse in paradiso un giorno. Ma come posso sperare che Dio mi rimetta il peccato? — Io piangerò giorno e notte, io espierò il mio fallo col sangue, e la giustizia placata non impedirà che la misericordia congiunga in cielo quanto il misfatto separò sopra la terra. — Ma, e mi perdoni il voto la Madre di Cristo, se in un luogo oltre questa vita noi non potremo essere uniti, tu, figlio, abbi il paradiso: nella eterna miseria tornerà di qualche conforto alla madre tua saperti beato nelle sedi celesti. — Maria!... prendilo... io non lo benedico per paura che la mia benedizione non sia per recargli sinistro augurio...”