— “Povera donna! Beneditelo, beneditelo, chè il Signore assisterà alla vostra benedizione come a quella di un santo...”
— “Lo credi, Maria, davvero?”
— “Così Dio abbia la mia anima come io lo credo....”
— “Signore, purifica per un momento le mie mani, ond’io possa benedire questo capo innocente!” [pg!219] esclamò Isabella levando gli occhi al cielo, e mentalmente orando. Allora parve venirle dall’alto, e certamente le venne, una virtù, che le si diffuse nel volto a modo di raggi. Stese fiduciosa le mani sopra il fanciullo, e proseguì:
— “Va, figlio mio, io ti benedico....”
Ciò detto, prese il lume tutta tremante, e continuò:
— “Andiamo: prima che aggiorni verranno a prenderti a casa, e sarai condotta a Livorno, dove una galera ti aspetta. Andiamo, chè il subito non mi pare presto abbastanza.”
Maria prese il fanciullo, e lo coperse con un panno bruno. Isabella la precedeva rischiarandola come fece al venire. — Arrivata in fondo della scala, alzò più volte la mano per aprire, e parve non potesse; ma ad un tratto un nuovo pensiero cadutole in mente le ridava la prima forza, e costanza.
— “Un bacio... un altro bacio... un altro ancora.. Maria... Figlio mio... per sempre addio...”
Maria la baciò piangendo, e uscì ratta ratta rasentando i muri con frettolosi passi.