— “E tu non credi che nessuna donna possa amare...?”

— “Io per me lo credo, comecchè paia alcuna volta il contrario. Pónti sopra la bocca di una spilonca, e géttavi dentro un grido; l’eco te lo replicherà sei o dieci volte. Ma il grido è tuo, o della spilonca? È tuo. Pare che ti rispondano altre voci, ma t’inganni, perchè tutte quelle voci sono una cosa con la tua voce stessa. Così se dirai a una donna: — io ti amo, — ella ti risponderà: — io amo, io amo, io amo; — ma guai se credi che ella lo abbia profferito da sè; e’ fu l’eco della tua voce, e male per te se t’innamori della tua voce come Narciso s’innamorò della propria faccia.... ai tempi antichi, quando le donne toccando un fiore rimanevano incinte....”

— “Senti, Titta, io sono giovane, e di poche tavole; ma comprendo chiaro che il tuo cuore gronda sangue, forse per qualche meritata ferita: tu non sei stato amato, o sei stato tradito; ma tu hai amato?”

— “Io ne parlo da filosofo, vedi, senza avere riguardo a me in nulla. Quello che ti dico sta nella natura; e non può essere che proceda altramente. [pg!235] La incostanza è frutto della giovanezza, come la fravola odorosa e vermiglia della primavera; la costanza è frutto degli anni maturi, come la nespola è il frutto dell’autunno: — però nella donna la virtù si deve chiamare la nespola della vita! — Tutte le cose belle appariscono splendide di varietà. Guarda l’arco baleno, guarda il collo della colomba davanti al sole, guarda la coda del pavone. — Perchè le api fanno il dolce mèle e la cera? Perchè volano ora sopra questo fiore ora sopra quell’altro. E le femmine sono mosse dallo studio medesimo delle api. Gli stolti siamo noi, che pretendiamo prendere un’anima, e riporla in gabbia come un uccello, o inchiodarla come fa del ducato sopra il suo banco il cambiatore; anzi, più crudeli che stolti, anche morti sporgiamo di sotto terra il braccio diventato nudo osso, e presumiamo tenere pei capelli una povera donna. Se si manterrà buona vedova, — dicono i testamenti, — abbia tanto; se no, nulla: sensi bruttissimi in brutte parole: perchè noi siamo morti, non hanno gli altri a godere della vita? Noi baciamo come beviamo; badisi al vino, non al bicchiere: poco importa, anzi nulla, se la tazza di oggi sia quella d’ieri; quello che importa moltissimo si è, che il vino di oggi rallegri il cuore, ed esalti lo spirito....”

— “Tutto questo starebbe bene se la vita fosse come un libro, che arrivati al laus Deo chiudiamo, e mettiamo là per non più vederlo; ma tu sai che il [pg!236] libro della vita, quando è consumato, ritorna alla luce riveduto e corretto dallo Autore, per non morire mai più.[76] Quindi noi pensiamo che avremo a riscontrarci un giorno nella valle di Giosafat: e se la nostra donna avesse tolto un altro marito, o due, chi seguirebbe ella? Con chi si accomoderebbe per la eternità?”

— “Con quello che meglio allora le talentasse: e non vi sarebbe mestiere di dare del capo nei muri, imperciocchè tutti avrebbero la volta loro; tutti sarebbero contenti, solo che tu pensi alla durata della eternità delle donne, la quale, per quanto mi venne assicurato da persone degne di fede, comprende tutta una settimana, e qualche volta un miccino del lunedì!”

— “Va, va, tu morrai disperato, poichè rinneghi l’amore. L’amore, dolcissima corrispondenza degli spiriti, che di due anime ne compone una sola, che raddoppia le forze e gli aiuti, che si nutrisce di mutuo sacrifizio come la viola della rugiada.”

— “Novelle, figliuolo mio, novelle: amore è istinto di rapina, è agonia di dominio, è tenacità di possesso. — L’uomo ama la donna, come ama il campo. Tempo già fu, ma un tempo lontano lontano; fa il tuo conto, anche prima di Adamo, in cui il mio e il tuo non significavano niente nelle lingue degli uomini: il passeggero vedeva pendere dall’albero un frutto maturo, lo coglieva e il mangiava. Ma una notte si trovarono insieme certi astiosi, e intorno ad [pg!237] una terra, che meglio delle altre appariva feconda, scavarono una fossa, e la mattina dissero: — Nessuno passerà questa fossa, perchè la terra quivi dentro compresa è roba nostra. — Non li badarono gli altri, e fecero come per lo innanzi. Allora gli astiosi piantarono una pietra nel confine, e minacciarono mali a cui osasse passarla. Non ottennero niente meglio di prima; gli uomini esclusi la reputarono burla. Finalmente gli astiosi posero sopra cotesta pietra una mannaia e dissero: — Chi passerà il termine, avrà mozza la testa. — Gli esclusi sempre più ridevano della nuova giulleria, e passarono; ma gli altri, tesi gli agguati, li presero, e li guastarono davvero. Allora piansero delle donne, dei figliuoli mandarono dolorosissimi gridi, e la proprietà entrò nelle teste degli uomini perchè furono troncate le teste....”

— “E che cosa ha da fare questo con l’amore?”

— “Io te l’ho detto, cervellone, amore del campo è uguale allo amore di donna. Le donne furono un dì come le fontane: chi aveva sete vi appressava le labbra, e beveva. Uno astioso certo giorno si avvisò dire: — Questa donna è mia; — e perchè gli credessero, inventò certi suoi sciolemi di certezza dei figli, ed altre diavolerie, come se alle cavalle e alle vacche non venissero figliuoli senza tante novelle; e poichè vide che non capivano un’acca, si raccomandò a un ciarlatano, che faceva da medico, da dottore, da buffone, e da astrologo; e questi così per celia giurò, che il Dio Coccodrillo, tenuto in reverenza [pg!238] grandissima, gli aveva susurrato negli orecchi, che bisognava lasciare stare la femmina di quel tristo, aliter sarebbero arrostiti dopo morte a fuoco di carbone di cerro. Non si veniva a capo di niente: il ciarlatano volle vincere la prova, e giovandosi di una invenzione fresca fresca, ch’era un frutto della terra innominato allora, e poi chiamato canapa, attorto in filo lungo e capace a legare e a stringere, ordinò che ai caparbii si mettesse intorno al collo, e si tirassero su alti sopra un ramo di quercia. Le quercie stupirono delle nuove ghiande, la lingua si arricchì di una parolaccia che si chiamò adulterio, gli uomini acquistarono un delitto, e così di male in peggio venite adoremus, come dice lo invitatorio del Diavolo.”