— “Io ti ascolto, e rido, perchè davvero sono tali sconcezze le tue, che sarebbe fiato gittato rispondervi a dovere. Io ti leggo traverso al seno, e vedo che in cuor tuo tu vuoi la baia di me....”

— “La baia! Io parlo del miglior senno che abbia mai avuto.”

— “Allora tu sei stato sempre matto.”

— “Matto! Or via: meglio che farti legare e guastare, o non sarebbe che il tuo fratello di morte dicesse: — Colui che nasce dalla terra e deve tornare alla terra, non deve usurpare la terra: vieni, cíbati di questi frutti, che ho colto prima di te; vieni, scáldati a questo fuoco che ho acceso prima di te, e ripárati in questa spilonca che ho trovato, ed è capace per tutti? — Non sarebbe [pg!239] meglio, che il padrone della bellezza, lieto rivo e fugace, invece di respingerne l’assetato, così gli favellasse amoroso: Dissétati anche tu, povera anima; non intisichire di agonia, inébriati di amore, e vivi; non voglio che tu vada a male per cosa di cui tu soffri inopia, e a me ne avanza per benedire e santificare. Tanto, bocca baciata non perde ventura, ma si rinnuova come fa la luna....”

— “Ma di grazia, ove hai scavato tutte queste giullerie? Comunque tristissima, non è mica farina del tuo sacco....”

— “E di vero non è: se ti fosse toccato in sorte di udirla come la udiva io dalla bocca di quell’altissimo filosofo, di quel divino....”

— “Chi mai divino?”

— “Pietro Aretino.”

— “Ah! non voglio sentirne altro. Divino certo lo chiamarono, e chiamano; il quale titolo se non rende testimonianza della sua divinità, attesta certo la suprema codardia degli uomini, che o glielo conferirono, o glielo consentirono.”

— “Tu lo calunnii: egli fu nelle amicizie tenacissimo, e portando amore maraviglioso al sig. Giovanni delle bande nere, lui con disagio e pericolo seguitava nelle più arrisicate fazioni....”