— “È arrivato; ma mi fa mestieri trovarmi altro pane....”

— “Come? Ti avrebbe per avventura cacciato?”

— “No, me ne sono venuto io stesso.... — Ora, senti; comecchè alle donne non istia bene confidare le cose che devono rimanersi segrete, nonostante, io, per averti sempre conosciuto discretissima, e dabbene femmina, non ti nasconderò veruna parte dell’animo mio. Il duca è venuto, e credo con mali pensieri. Con mistero, e a notte, noi penetrammo in Firenze: [pg!251] favellò a lungo col cognato, poi si ridusse guardingo alle stanze del casino di San Marco; quivi rimase solo, e mandò me e un’altra lancia spezzata al suo palazzo per dare ad intendere alla signora Isabella, che domani, o l’altro appresso, ei sarebbe arrivato: intanto spiassimo, ed ogni fatto e detto a lui diligentissimamente referissimo....”

— “E la cagione?...”

— “La cagione è manifesta,” riprese Cecchino abbassando la voce: “fino a Roma corse la fama della vita della signora Isabella; io per me tengo per fermo ch’egli sia venuto a vendicare il suo onore nel sangue della moglie; — e della vita della duchessa all’ora in cui siamo io non darei un soldo lucchese.”

— “E non vi sarebbe modo di salvare cotesta male arrivata signora?”

— “Nessuno; perchè, a quanto sembra, i fratelli hanno voglia di castigarla più assai del marito: oltrechè mi pare ch’ella sia per ricevere pena condegna ai suoi meriti; e se io invece di andare a spiare i fatti suoi, rendermi partecipe della sua morte, e macchiarmi le mani nel suo sangue, ho tolto commiato volontario dal duca, non perciò mi sentirei punto disposto di correre pericolo per tale che non merita nulla.”

— “O questo come puoi dire? Dunque la bella rinomanza di una gentildonna sarà in balía del primo paltoniere che si avvisi contaminarla? Da quando in qua l’accusa ha da essere leggera in proporzione [pg!252] ch’è grave il fallo apposto, e truce la pena?”

— “La persuasione non abbisogna mica di testimoni, e di strumenti: e poi quando il popolo parla, Dio ha parlato; e se non è lupo, cane bigio non manca.”

— “Ed io, comecchè a malincuore, vo’ porre che la colpa vi sia: ora dimmi, e chi avrebbe dato sopra la sua moglie diritto di morte al duca? Questo giudice ha la coscienza netta? Questo accusatore è innocente? La mani ha pure questo sacerdote? E se non è innocente, perchè mai giudica e condanna in altrui la colpa ch’egli pure ha commessa?”