— “Oh! ci corre tra il marito e la moglie. La moglie mette in casa figliuoli che non vi dovevano entrare, divide la sostanza tra persone con le quali non si doveva dividere: il figlio sospettato illegittimo viene rejetto da tutti; gli altri lo disprezzano; egli gli odia; e questi germi pessimi troppo sovente abbiamo veduto partorire nelle famiglie frutti sanguinosi.”
— “E tu non dici il vero; imperciocchè l’uomo procreando figliuoli fuori di casa, vorrà forse abbandonarli? Se mai avvenga ch’egli li abbandoni, ecco il mondo lo biasima, e la sua coscienza lo riprende: dove poi a loro provveda, non assottiglia ingiustamente anch’egli la sostanza ai figliuoli legittimi? No, pari i doveri, pari le colpe, e pari avrebbero ad essere il perdono, o le pene....”
— “Eppure non è così, e come la discorri non [pg!253] mi ci entra. Una ragione vi ha da essere, sebbene non mi riesca trovarla....”
— “Senti, tu non la trovi perchè non ci è; se ci fosse, ti ricorrerebbe spontanea alla mente. Io, pensando tra me, ho veduto che il mondo si riposa sopra certi principii che va chiamando verità: alcuni di questi pare vedere e toccare; tanto i letterati grandi, quanto gl’idioti, ci acconsentono, e dicono: — Sta bene; — altri poi non s’intendono, paiono alchimia, e bisogna stillarci sopra il cervello per andarne capaci. I primi mi paiono monete di buona lega, i secondi moneta falsa; i primi scendono dalla natura, i secondi dallo artifizio.”
— “Eh! Le buone femmine non la devono squattrinare tanto pel sottile, e obbedire alla legge che gli uomini impongono....”
— “Legge violenta, giudice iniquo, e pena scellerata....”
— “In fe’ di Dio, tu sei riuscita tale favellatrice, che mi fai spavento. Chi ti ha messo in bocca queste invereconde parole?”
— “La ragione....”
— “O forse il bisogno di difendere le bieche tue opere?” E Cecchino commosso da sdegno maraviglioso prese un coltello, e trapassata la tovaglia, lo conficcò quasi un pollice dentro la tavola. La povera Maria, tutta accesa in favore della sua signora, non pose mente a cotesto atto; anzi con insistente petulanza: [pg!254]
— “Che opere e che non opere vai tu fantasticando?” replicava. “Io ti dico che non ci hanno ad essere due pesi e due misure, e che non ci sono....”