— “E va bene. Quando della turpitudine della duchessa e tua non mi occorresse altra prova che la presente tua sfrontatezza, dovrebbe bastarmi, e averne ancora per giunta. Queste erano le festività, queste le accoglienze, e questi i baci? Ahimè misero!....”

E la Maria, percossa dalla mutata sembianza del marito, si avvisò domandargli qual subito pensiero lo tenesse occupato; ma questi ormai non la badava più, e se ne stava come uomo tratto fuori di sè, e favellava accenti tronchi in parte dolorosi, in parte minaccevoli:

— “Ahi! Titta, com’erano le tue parole vangelo. — Ed io correva a scavezzacollo verso la bene amata consorte! Valeva meglio mi fossi fiaccato le gambe; ancorchè i mariti fossero cani, non basterebbero a guardare le donne loro: — i ladri entreranno pei tetti. — Io mi voglio buttare via: tanto nel mondo è finita ogni cosa per me. Però tu non hai ad essere lieta della mia morte, Maria; — no, faccio voto a Dio che la mia maladizione ti si attaccherà come un tarlo nelle ossa. — Tu mi hai tradito, altri tradirà te; ti si apparecchiano giorni tristi, vita squallida, e morte amarissima....”

In mezzo a queste querele, che la passione gli spingeva alla bocca, ecco muovere dalla prossima [pg!255] stanza un suono di fanciullo che piange, e una voce che chiama:

— “Mamma! — Mamma!”

A Cecchino si drizzarono i capelli irti a modo dello istrice, si fece in volto prima bianco come un lenzuolo di morto, poi rosso di fiamma; gli tremarono convulsi i labbri, balenò con gli occhi luce sinistra, e subito dopo invaso da bestiale furore afferra Maria per le braccia, e la strascina nella camera. Appena posero i piedi sopra la soglia, che il bambino si levò a sedere sopra il letto, e stendendo festoso e giulivo le mani verso la Maria, che ormai considerava come oggetto gradito, replicò:

— “Mamma! — Mamma!”

La voce strideva a Cecchino fra i denti come un bramito di fiera: sospinse da sè con tanto impeto Maria, che la male arrivata femmina andò a investire riversa nel letto, e cadde sopra il fanciullo: ella pure, vinta dalla sorpresa e dalla paura, sbalordita dallo evento, combattuta anche dalla ira, non era capace a formare parola: ma la ira presto le cadde giù dall’animo, e a commoverla più potentemente sopraggiunse la pietà. — Per poco non le si rompeva il cuore agitato dal groppo di passioni tanto veementi: scivolò giù dalla sponda del letto, e postasi in ginocchio, fece delle mani croce, e col sembiante supplicava al marito furibondo.

E il marito per via di cotesti atti sempre più inferociva, e brontolava cupamente: [pg!256]

— “No... hai da morire... dobbiamo tutti morire... non vi è pietà... non voglio averla per me... pensa se a te... e se a questo serpentello...”