E la donna singhiozzando:
— “Cecchino!... Cecchino!... senti...” — E non le riusciva aggiungere altro.
— “Prepárati a morire... Hai un’ora... mezza... no... cinque minuti di vita...”
— “Senti... Lasciami...”
— “Riconcíliati con Dio.... Ma è inutile.... tanto, traditori non entrano in Paradiso...”
— “Non posso...”
— “Hai terminato?”
E Maria sfinita di angoscia, per la impotenza di cavare dalla gola la parola intera, con la destra faceva l’atto di chi nega una cosa; e la furia ch’ella poneva in quel moto era tale, che lo scritto viene meno a significarla. O come la stringeva ineffabile affanno, pensando che poche voci avrebbero placato cotesta procella, composte le ire, salvato tante e così care vite, e non potere pronunziare cosiffatte parole! E Cecchino invasato dal demonio, ogni indugio aborriva, nel pensiero omicida infuriava, e gli pareva mille anni di tuffare le mani nel sangue di lei! — Povera donna!
— “E se a te non importa finire, a me tarda incominciare.... Allo inferno, rea femmina!....”
E sguainata la daghetta, la manca sospinse in avanti per ghermire. Maria proruppe in un grido, e [pg!257] percosse come corpo morto sul pavimento. Cecchino, chiuso il cuore alla pietà, non si ristava; piegò la persona, ed intendendo a immergerle nel seno la lama della daghetta, le strappava rabbiosamente e veli e panni, quando con sua maraviglia vide uscirne una lettera: immaginò che fosse dell’odiato adultero, e ne trasse argomento di miserabile gioia, proponendo estendere fino a lui la vendetta. Prende la lettera, si accosta al lume, e legge nella sopra carta: