Nè s’ingannava punto Maria; perchè non istette guari, che comparvero due uomini sotto casa, e battuto con molta circospezione alla porta, invitarono con piana voce Cecchino, recatosi alla finestra, di scendere, e avacciarsi, essendo apparecchiata ogni cosa. Andò prima Maria col pargolo; seguitava Cecchino con un forziere, chè pochi panni era prudente portare; e dato il primo passo fuori della porta si voltò indietro sospirando, e disse:
— “Ti lascio per non rivederti mai più!” [pg!262]
E scesi che furono, Maria chiamando Cecchino maravigliò forte di non trovarselo al fianco: stava per rifare le scale, quando apparve di nuovo Cecchino affannoso, che le favellò sommessamente:
— “Mi era scordato del rosario di mia madre sospeso a capo del letto, e sono tornato per esso. Se fosse appartenuto alla tua, tu non te ne saresti dimenticata....”
Maria gli prese la mano, e gliela strinse, — perchè conobbe che non aveva difesa, — e l’accusa le piacque.
Camminarono alcun tempo in silenzio, e trovata una carrozza che aspettava presso al canto del Giglio dietro San Lorenzo, vi entrarono tutti, e si diressero a porta San Frediano. Quando vi furono vicini, uno degli sconosciuti scese, e chiamato il gabelliere mutò seco lui alquante parole, ch’ebbero virtù di fare aprire la porta. — Lo sconosciuto tornò alla carrozza, persuase a scendere l’altro compagno, e disse:
— “Potete andare: — buon viaggio; — Dio vi accompagni.”
Maria, per la pratica grande che ne aveva, e perchè già cominciava l’orizzonte dalla parte di oriente a diventare di colore rancio, riconobbe in cotesto uomo il cavaliere Lionardo Salviati; onde ebbe baldanza di chiamarlo a sè, dicendo:
— “Favoritemi ascoltare una parola, signore....” [pg!263]
E il cavaliere ascoltava.