Madonna Lucrezia apparteneva alla generazione di quelle pallide e sfumate creature, le quali sogliono accompagnare i potenti: vengono con la fortuna, e vanno con essa; non già perchè triste o maligne, ma perchè sta nella loro natura a guisa dello elitropio di volgersi a seconda della curva del sole; [pg!285] partecipano della famiglia delle foglie, che come nascono con la primavera, così vengono meno nello autunno. Volontà propria non possiedono, a negare o ad affermare incapaci; nel modo che i barometri si modificano alle impressioni dell’aria, le menti loro si piegano giusta la volontà dei loro signori. Pericolosissima gente questa fu sempre considerata e si considera anche adesso, imperciocchè dove i signori non incontrassero voglie tanto disposte a servirli, forse assai meno cose oserebbero di quelle che noi li vediamo avventurare ogni dì; molto meno poi se trovassero anime come quelle della popolana Maria, che promettono obbedienza e la prestano, ma non vendono la coscienza, e quando arrivano in parte ove è mestieri dispiacere al padrone della terra o al Signore del Cielo, confidando in colui che veste il giglio della valle, alimenta anche il tardigrado, poveri e soli si mettono a perigliare pel deserto della vita esclamando come il patriarca Abramo: — Dio provvederà!
Ma i potenti di rado possiedono amici; troppo gran copia di beni avrebbe loro compartita la fortuna. Tolgano esempio da quel re di Spagna, se desiderano stare in compagnia di un amico; — si facciano dipingere insieme con un cane.
Madonna Lucrezia pertanto, affettuosa come la regola del tre, rispondeva:
— “Serenissima, faccia quello che il suo cuore le ispira.” [pg!286]
— “Sì, ho deliberato confessarmi a Dio delle mie colpe; ma io vorrei qualche santo uomo, veramente maestro in divinità, il quale sapesse confortare l’anima stanca, e porgere riposo alla mente combattuta dal dubbio. Vi corre alcuno alla memoria, che fosse capace da tanto?”
— “Io non saprei.”
— “A me parrebbe adattato al mio bisogno quel frate di San Francesco chiamato Padre Marcello, che mena tanto rumore per la città...”
— “Serenissima, anche a me ne parrebbe bene.”
— “Però non si converrebbe chiamarlo, perchè forse non consentirebbe a venire; o venendo, ciò non potrebbe succedere così segretamente che gli oziosi non lo giungessero a sapere, e a me sopra modo talentano la discretezza e il mistero...”
— “La dice saviamente, Serenissima; salvo onore dell’Ordine, talvolta cotesti Padri accolgono più superbia sotto quel saio, che un barone sotto un mantello di broccato.”