— “Maisì, Serenissima, che la mi pare ben pensata con la solita eccellenza del suo ottimo giudizio.”
“— Bene, via; fate che la cosa rimanga in voi, e non la manifestate ad anima viva....”
— “Per questo poi la Serenità vostra conosce la fedeltà e discretezza mie....”
— “Andate a riposarvi, chè l’ora si fa tarda: e domani potrei forse chiamarvi di buon mattino.”
— “Dio la tenga nella sua santa custodia.”
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Non pellegrino mai, nè romeo, pervenne a toccare tanto devotamente il luogo del suo pellegrinaggio, come Titta sedeva alla perfine a mensa. In così ampia copia di cibi e di bevanda, presto ebbe sazia la fame, ma per la sete fu ben altra cosa; imperciocchè, come la fiamma cresce per legna che [pg!289] vi gettiamo sopra, dal bere riardeva in lui più intensa l’agonia del bere. Però Titta non era uomo da lasciarsi rubare la mano della ragione dal vino: troppo ve ne sarebbe voluto; tuffava così la sua intelligenza nel vino come le anatre diguazzano pei laghi, o piuttosto a guisa dei destri nuotatori che toccato appena il fondo tornano a galleggiare sopra la superficie; e in cotesta mezza veglia del pensiero egli si mostrava più che mai fosse astuto e maligno. Accade sovente all’anima, che nella pienezza dello esercizio delle sue facoltà non abbia potenza d’immaginare o definire una cosa, che alla mattina, non bene occupata dai sensi negli ufficii consueti, vede mirabilmente distinta per mezzo ai tenui sogni che precedono la vita come l’alba precede al giorno. In questo modo stesso noi vediamo uomini mezzo ebbri molto meglio concepire e operare, che se fossero affatto sani.
I servi, considerando come con costui non si finisse mai, si erano dileguati mano a mano, ed egli secondo il suo desiderio rimasto solo con la Giulia, così riprese a favellare:
— “O Giulia! O vino! O carte! O stelle polari di questa mia vita; che cosa diventerebbe il mondo senza di voi? Una lanterna spenta, una candela senza lucignolo, una lampada senza olio. Se qualcheduno mi dicesse: — Tu hai a scegliere: — io risponderei: — Non posso; — perchè Giulia non può stare senza il vino, e il vino non può stare senza le [pg!290] carte: e sono cose queste come Ser Cecco e la Corte del Berni:
Ser Cecco non può star senza la Corte,
Nè la Corte può star senza Ser Cecco....