— “Allora l’ultima parola è detta fra noi. — Addio.... Tu vêr Gerusalemme, io verso Egitto, come disse Alete ad Argante.”

— “Ma, o che non potremmo fare il matrimonio senza dote?”

— “Non si può: la dote, vedi, Giulia, è proprio come la veste del matrimonio; senza di lei comparirebbe ignudo; e tu pensa quanta sarebbe indecenza mostrare un così solenne sacramento ignudo. — E se volgiamo il pensiero ai tempi antichi, noi sappiamo le Muse esser rimaste fanciulle in casa, perchè Apollo non poteva provvederle di altra dote che di foglie di alloro....”

— “Però tu non puoi darmi ad intendere che della moneta non ne abbi acquistata; e dove l’hai messa?”

— “Tutta spesa in opere pie, Giulia, in opere di carità: e gli amici mi devono un tesoro. Come fare? Quando ne ho, non mi riesce ricusarli; e così mi ritrovo al verde troppo più spesso ch’io non vorrei.... Però ritorneranno un giorno, ma adesso non vi è da farne conto....”

— “Via, nè io poi voglio dirmi del tutto strema: ma la è piccola cosa....”

— “Ogni pruno fa siepe; con la buona voglia e il lavoro sì alza la cupola del Duomo. Ora dimmi, quanto tieni tu in serbo? Mil....?”

— “Cen....” [pg!294]

— “O Giulia!”

— “Un cento di ducati....”