— “E non avete voi letto altro in coteste lettere?” [pg!297]
— “Null’altro....”
— “E sì, che io so che vi stava scritta un’altra notizia, almeno dovevate voi leggerla.”
— “Quale?”
— “Che voi all’arrivo di Paolo Giordano sarete fatta morire di mala morte....”
— “Dio disponga di me come gli piace. Troilo, io sono apparecchiata a morire....”
— “Che parlate voi? Voi avete un mondo intero a percorrere: piena di forza, di potenza e di bellezza, come consentirete a lasciare una scena dove sostenete così bene la vostra parte? Quando il frutto è acerbo, non deve lasciarsi scuotere dai rami della vita. E forse voi non aveste mai tempo migliore di questo per godere convenientemente delle cose umane, nè troppo facile a lasciarvi portare dalle illusioni della giovanezza, nè troppo esitante, per le incertezze degli anni che declinano. Ecco incominciare per voi la stagione di cogliere i fiori della esperienza....”
— “Io sono decrepita nel cuore, e amo la morte come non ho mai amata persona nel mondo....”
— “Ma voi fate onta alla Provvidenza divina, e a voi stessa. Non vi lasciate andare a così tristo abbattimento; voi potreste pentirvene, e forse sarebbe tardi. Su, via, prendete animo; non vi sconfortate, per Dio!....”
Isabella piegò lo sguardo, e tenutolo alquanto fermo sopra Troilo, soggiunse: