— “Gran mercè! Tenete per voi il vostro coraggio; [pg!298] io ne serbo quanto basta. Troilo, quando il rimanermi qui non fosse ferma deliberazione dell’animo mio, pensate voi che mi avanzasse per avventura altro partito da prendere? No. Fuggendo, io mostrerei al mondo la mia vergogna. Quello ch’è incerto, o pochi conoscono, io paleserei; più della colpa assai direbbe la paura, quindi maggiore assai la necessità della vendetta. E poi, in qual parte potrei io ripararmi nella quale, ferro, o laccio, o veleno non mi aggiungessero? E concesso ancora ch’io sapessi rinvenire luogo capace a difendermi, io ho meditato sopra il soccorso che l’uomo ci getta come un tozzo di pane al lebbroso; ho sentito la rampogna acerba e incessante mossa contro la mia colpa, non perchè biasimevole, ma perchè manifesta; ho sentito la pietà che rode le ossa, e la compassione che avvelena il sangue; ho visto gli sdegni superbi, i sorrisi amari, i presti fastidii; e brividi di morte mi agghiacciarono da capo alle piante. — No, meglio morire di un colpo, che disfarci atrocemente sotto questo martirio rinnovato di giorno in giorno, anzi pure di ora in ora, di minuto in minuto. Prometeo non iscelse per certo la vita a patto di sentirsi divorare le viscere dallo implacabile avvoltoio.”

— “Questo vostro sbigottimento nasce, Isabella, dal non avere saputo immaginare rimedio altro diverso che la fuga: altri partiti ci avanzano....”

— “Io non so vederli....”

— “E sono i più agevoli....” [pg!299]

— “Se provvedessero con sicurezza alla onestà!..”

— “Persuadetevi, che più certi non si possono dare.... Paolo Giordano ci vuole morti; e questo noi abbiamo a ritenere per fermo. Ora, — dacchè noi non possiamo più stare in questo mondo assieme, — dacchè qualcheduno di noi ha da scegliere diversa dimora, egli n’esca, che ci vuole cacciare, non noi, che ce lo avremmo tollerato a grande agio....”

— “E così allo adulterio aggiungere l’omicidio? E per ammenda di un delitto commetterne un altro, che offende più gli uomini, e Dio?”

— “L’uno è quasi il figliuolo primogenito dell’altro; e la necessità scusa; imperciocchè quale precetto o quale legge c’impone rispettare una vita, che si è convertita in pugnale per trafiggere la nostra? Porgiamo ascolto alla natura, benignissima madre, che mai non falla; e questa vi dirà che delle due cose, uccidere od essere ucciso, meglio è uccidere....”

— “Voi mi fate ribrezzo.”

— “E perchè?”