— “E se voi temevate i sicarii, voi cugina di Caterina di Francia, come me ne potrò salvare io senza protezione e senza appoggio? Se voi contrista il pensiero dei soccorsi scarsi, tepidi ed anche acerbi, come potrò sperarli io larghi, efficaci e piacevoli? Invano tentate comparire generosa con largire soccorsi che non giovano, e persuadendo provvedimenti che non assicurano. Qui non vedo altra via tranne il veleno....”
— “Ed io vi giuro sopra l’anima mia che Giordano vivrà....”
— “No, tu devi avvelenarlo....”
— “Se tu non movessi la mia compassione, mi moveresti il riso....”
— “Ora ascolta, e ridi a tua posta poi. — Noi abbiamo un figlio. Io già immaginava la tua perfida ostinatezza. Togliti cotesta larva di pentimento, invereconda! e sappi che col mio sangue tu non farai il lavacro delle tue sozzure, per Dio! — Noi abbiamo un [pg!302] figlio: io ho già mandato per lui; e se tu non consenti a salvarmi, — e a salvare anche te stessa, sconsigliata che sei, — prima che sorga il sole io te lo getto trucidato nelle braccia. — Morto che sia Giordano, noi ci sposeremo, non già perchè possiamo tornare ad amarci mai; anzi, se tu mi aborri, piacemi significarti che io pure nientemeno ti aborro; ma per placare la cupa superbia degli orgogliosi tuoi fratelli, che presumono nessuna nobiltà al mondo possa pareggiare la loro, e furono poc’anzi mercanti; e ci assentano la vita.... E tu starai volentierosa lontana da me, come io con tutto il cuore ti giuro fuggirti le mille miglia lontano....”
Mentre Troilo queste parole con feroce passione profferiva, Isabella manifestava ad ora ad ora segni d’impazienza, d’ira, e di voglia accesa a usare qualche mal tratto contro il cavaliere villano; ma con immenso sforzo si represse, e quando costui ebbe terminato, ostentando nel sembiante e nella voce una serenità che certamente l’era lontana dall’animo, rispose:
— “Egregio padre in vero, che ricorda i figli soltanto per trucidarli. Troilo, il cuore della femmina può errare ed essere ingannato, quando è amante; ma non s’inganna nè erra, allorchè è madre. Tu ti flagelli invano nei tuoi truci disegni; — il tuo figliuolo adesso si trova in parte ove non teme le tue carezze paterne....”
— “Anche il figliuolo mi hai tolto?” [pg!303]
— “E ardisci lagnarti ch’io lo abbia salvato dalle tue mani parricide?”
— “Rendimi il figliuolo! — Rendimi il mio figliuolo! io ti sego le vene....”