— “Reverendo Padre,” rispose lo sconosciuto “Dio in questo momento chiama a sè un solenne peccatore. Come tutti i nodi giungono al pettine, così in questa terribile ora gli tornano a mente i commessi misfatti, e dispera della misericordia divina, e bestemmiando coloro da cui nacque, e l’ora in che venne al mondo, corre presentissimo pericolo di morire dannato...”
— “Misero lui perchè peccava; più misero assai, perchè dispera della misericordia del Signore!....”
— “E così mi affaticava a dimostrargli io; ma come ignorante di divinità, ho veduto fare poco frutto le mie parole: tuttavolta non ho mai smesso di raumiliarlo, e persuaderlo a credere, che alla per fine ogni cosa si accomoda, che Dio è tanto vecchio, e ne ha vedute tante e poi tante, che adesso non deve starsi sul difficile, e cercare il nodo nel giunco, e il quinto piede al montone; che un bel bucato di pentimento, ma di quello proprio vero, ha lavato bene altre colpe che le sue per avventura non sono...” [pg!308]
— “Certo, grandissima è la virtù del pentimento, e Dio come il buon pastore si travaglia principalmente dietro la pecora smarrita.”
— “E il moribondo ha detto: — Ma chi ardirebbe presentare la mia anima a Dio, senza paura che non si coprisse gli occhi con le mani? Chi leverà per me una preghiera, senza paura che le vengano chiuse le porte del cielo in faccia? Un solo... un solo giusto io conosco al mondo, che varrebbe a ispirarmi un filo di fede.... ma è troppo tardi.... egli non verrà.... a questa ora rinfranca con breve riposo le membra affaticate nelle opere di Dio... Ahimè è troppo tardi!... E traendo doloroso guaito, si rotolava smanioso per il letto. Alla fine mi riusciva a fatica a cavargli di bocca il nome di questo venerabile uomo, che certamente non vuolsi negare santissimo e dottissimo, essendo questo vostro reverendo Padre Marcello, che Dio sempre letifichi. — E comecchè l’ora sia tarda, nonostante mi è parso bene mettermi in avventura, sperando che mi sia conceduta la grazia di potere anch’io povero peccatore contribuire alla salvazione di un’anima battezzata....”
E siccome il frate stava pensoso sopra sè, e non rispondeva, egli soggiunse ponendo tra una parola e l’altra certa pausa studiata:
— “Oltrechè, essendo il moribondo fuori di modo ricchissimo, e grande mercatante, nè per quanto io mi conosca avendo figli, o parenti se non lontanissimi, ho pensato che inestimabile quantità di pecunia [pg!309] avrebbe lasciato per essere spesa in opere pie, elemosine, uffizii, eccetera.”
Però il frate non aveva punto dato ascolto al ragionamento finale di costui: e allo improvviso, come se risensasse, favellò:
— “Tanto, morire una volta dobbiamo; e la migliore delle morti sicuramente è quella che noi incontriamo nel servigio di Dio. Questa vita di sospetto sembra una morte di tutti i momenti. — Dabbene uomo, tu nella semplicità del tuo cuore consigliasti come il più dotto dei Padri della Chiesa. Dio volle dare mercede uguale tanto agli operai che vennero matutini, quanto agli altri che si fecero verso sera alla sua vigna. La carità non guarda l’orologio; e l’ora più luminosa per lei è quella in cui può portare maggiore soccorso ai poveri afflitti. La carità operata nel buio della notte è quella che più si manifesta all’occhio di Dio. La casa del Signore non rimane mai vuota: picchiate, e vi sarà aperto. La fontana della pietà celeste non viene mai meno: domandate, e vi sarà dato da bere; — il sangue del Redentore scorre perenne lavacro per le anime pentite e umiliate. — Certo, pieni di pericolo camminano i tempi, e mani invisibili percuotono i sacerdoti. La religione adesso geme sopra il sangue dei martiri che bagna la terra senza fecondarla. E vi è chi vuole la religione sua ancella, anzi pure complice, e presume vestirla della sua assisa; le proprie armi gentilizie sostituire sopra la stola alla Croce, e stipendiarla come una lancia [pg!310] spezzata. — Tolga Dio tanta infamia: la religione ha mandato di mettersi in mezzo fra l’oppresso e l’oppressore, salvare il primo sotto le fimbrie del sacro manto, guardare in faccia il secondo, lanciargli contro l’anatema, e trascinarlo pei capelli davanti a un tribunale dove egli è polvere... Ma questa città ha lapidato i suoi profeti; — gli angioli piansero quando videro Fra Girolamo arso dal popolo, e pei cieli corse un lamento: — O Signore, o Signore, è forse venuta la fine del mondo? — Come nello uffizio della settimana santa al terminare di ogni salmo spengono un lume; e quando saranno spenti tutti, batteranno le tenebre, e come ferocemente! — Tu mi potresti ingannare. Giuda tradì Cristo baciandolo; ma io voglio piuttosto essere tradito una volta, che sospettare per tutta la vita.... Va innanzi, uomo; ch’io ti vengo dietro....”
— “Come, siete voi?....”