Il confessore si agitava commosso visibilmente, e si recando alla bocca un lembo della cappa, e quello stretto tra i denti rispondeva:
— “Dite su!...”
— “Padre!....” — E la parola per continuare mancava. Il confessore, non più impaziente, ma aspettato spazio convenevole di tempo, riprende sommesso...
— “Dite su!”
— “Padre mio, è egli ben vero che Dio a qualunque grande peccato perdoni?....”
— “Questa è la colpa più grave della quale avreste potuto per avventura accusarvi. Avete voi bene esaminata la vostra coscienza? Siete voi disposta a non celare nulla dei vostri atti e detti, opere, omissioni, pensieri, insomma senza restrizione nulla? Ricordatevi che Santo Agostino insegna, la confessione essere plenaria dimostrazione della infermità interna per isperanza di ottenerne guarigione; e comecchè questo sia moltissimo, tuttavolta non basta, e si richiede un cuore contrito ed umiliato: — questo cuore contrito portate voi? Se così è, come vi auguro, parlate; l’uomo si stancherà prima di peccare, che la misericordia di perdonare...”
— “Amen, Padre mio, amen! Io parlerò confidando nel perdono, non già perchè io possa meritarlo, ma perchè, come mi dite, è grandissima la [pg!326] divina bontà. Io sono figlia, madre, sposa, e cittadina del pari colpevole...”
— “Bene!”
— “Cittadina, poco giovai: a molti nocqui, e se pure ad alcuno feci del bene, io sento come mi movesse meno la perfetta carità, quanto una pompa vana di comparire soccorrevole. Io non celai alla mia sinistra la elemosina data dalla destra; anzi mi piacque che lo sapesse il mondo, e che per la gente se ne favellasse...”
— “Questo non è merito, ma non peccato. Voi avete comprato fama terrena: coteste elemosine voi non troverete registrate nei libri del paradiso. Recepisti mercedem tuam, avete ricevuto la vostra mercede. È la carità del Fariseo; quella che ai giorni nostri maggiormente costuma. Gli uomini adesso danno un soldo a suono di tromba, lo avvisano con le campane, ne fanno appiccare i cedoloni sopra tutti i canti... Vanità di vanità! dice il predicatore. Fate conto dunque che le vostre sieno partite saldate...”