¹ Condillac, Logica, in princ.
Il capitano smontato da cavallo si affrettò con Rogiero, che molto gli raccomandava il suo Allah, alla parte del castello opposta a quella d'onde erano entrati, e come colui che voleva presto esser libero, levati gli occhi, osservò le superiori finestre, e vide lume:—«Ora potrà bene andarvi da sè,» profferì mormorando il Cavaliere; e arrivato su la soglia di una porticella aggiunse: «Bel Cavaliere, Messer Buoso, come ho veduto dal chiarore del lume, è per certo nella sua stanza: voi potete liberamente senza me andare a trovarlo; salite questa scala che vi menerà ad una saletta, dove fanno capo tre corridori; mettetevi pel primo a sinistra, in fondo del quale piegando a destra troverete sei scalini; saliteli, e abbiate cura di non cadere, che il Signore vi aiuti; allora vedrete in una sala grande cinque porte, quella di faccia è la porta della stanza di Messer Buoso;—buona notte.» Appena terminato il discorso, che proferì con portentosa celerità, si allontanò per unirsi ai compagni, che lo accolsero con urli, risa ed altri segni d'intemperante allegrezza.
Rogiero si pone per quella scaletta: ella era formata di mattoni per taglio; il tempo ne aveva logorati gli angoli e la calcina, sì che in quei buchi entrasse più che mezzo il piede; mille volte a pericolo di battervi la faccia sopra, tentoni, aiutandosi più con le mani che co' piedi, pervenne alla stanza dei tre corridori schiarita da un lumicino che pareva spento, come disse con bella vivacità quel Fiorentino bizzarro.¹ Qui giunto, un improvviso tremore lo sopraggiunse, provò di andare innanzi, non poteva; indietro, nè pure; appoggiò al muro la spalla e la testa, quasi fosse convertito in pietra. Nuove dubbiezze, nuove esitanze,—ancora un passo, e tutto irreparabilmente perduto;—la sua intenzione è buona, ma si appoggia sopra opere parte vili, parte infami, tutte scellerate; se non giunge a compirla, chi vorrà credergli che il suo disegno fosse generoso?—nè sempre saranno tenebre come in quel luogo,—nè il tradimento andrà sempre celato. Mentre a queste cose pensando costà si tratteneva, ecco una mano leggermente premergli la testa, e una voce sommessa dirgli all'orecchio: «Rammentatevi di vostro padre.»
¹ Al romor del tracollo
Che rimbombò dal tetto al fondamento,
Comparve un lumicin che parea spento,
Sì facea lume a stento.
SONETTO del Migliorucci, barbiere fiorentino.
«Santa Maria!» esclamò Rogiero; e volgendosi con molta celerità vide, o gli parve vedere, uno spettro che nel corridore opposto a quello in cui stava si allontanasse strisciando sul pavimento. Preso da agonia di conoscere chi fosse, gli si cacciò dietro a tutta corsa; trapassò quel corridore, poi un altro, lo spettro gli fuggiva a poca distanza davanti, e pure non intendeva suono di passi. Quantunque queste circostanze fossero più che bastanti per un'anima di quei tempi, e forse anche dei nostri, a credere soprannaturale cotesta apparizione, Rogiero non si lasciava sbigottire dalla paura; vero è bene che non sapeva come spiegarla, tuttavia si guardava di attribuirla a cause superiori. Lo spettro fuggendo, e Rogiero incalzando, pervennero in parte ove non era lume; così al primo fu concesso sparire a tutto agio: Rogiero brancolando, mentre a malgrado delle tenebre vuole seguitarlo, inciampa e cade traverso di un letto; allora non udendo nè vedendo più nulla, si avvisa ritornare; parendogli di fare il medesimo cammino traversa due o tre stanze, nell'ultima delle quali osserva scaturire un raggio di luce dalle fessure di un uscio; vi s'incammina prestamente, stimando che si partisse dal lume del capo scala; giunge, apre, e si trova entro una sala vastissima; una piccola parte compariva illuminata; l'altra si smarriva dentro profonda oscurità: per quello che si poteva vedere era ornata di belle tappezzerie fiamminghe rappresentanti caccie o fatti d'arme notissimi dei Paladini di Carlo Magno, e dei Cavalieri erranti del Re Artù; a giuste distanze pareva, che, come da un lato, dovessero essere per tutta la sala disposte antiche armature su dell'aste fitte dentro zoccoli di pietra; le finestre trasparenti pei lumi del cortile presentavano istorie tolte dal Testamento Nuovo, figurate con vetri di mille colori. Queste cose che a noi abbisognò una mezza pagina per dire, Rogiero osservava in un volgere di sguardo, nè punto stette a considerarle, perchè a quei tempi erano comuni. La sua attenzione pertanto più particolarmente si fissò su due personaggi che stavano in quella sala. Uno di questi, di vesti e di sembiante non italiano, era un Corriere francese; vestiva giubboncello giallo, fino poco più sopra al ginocchio, stretto alla vita con larga striscia di cuoio nero, dalla quale pendeva il corno, e scaturiva l'impugnatura del pugnale; i calzoni erano della medesima stoffa che la veste, e come essa accostanti alle membra; calzava usatti¹ rossi con certi sproni da sventrare, più tosto che da incitare cavalli; teneva la testa scoperta, i capelli della quale divisi su la fronte cadevano di qua e di là dalle tempie sopra gli orecchi, e a poco a poco diventavano più lunghi, tanto che quelli della nuca coprissero parte delle spalle; la faccia non diceva nulla,—era parete imbiancata. Ben altro compariva il secondo: stava seduto davanti una tavola sopra la quale erano carte, e una spada; teneva la testa appoggiata alla mano, e considerava meditando una lettera che pareva essergli giunta di fresco; il capo aveva calvo con la pelle tirata, se non che su la fronte due o tre rughe profondamente tracciate; la faccia, larga su le gote, dove sono gli ossi che i notomisti chiamano zigomi, terminava smunta, appuntata, con la barba scomposta, ch'era sconcezza a vedersi; pel rimanente della persona, meno le manopole, compariva armato: questi, poichè lunga ora ebbe letto e meditato il foglio, esclamò: «Ottomila fiorini d'oro!—vendo anche l'anima.»
¹ Usatto, calzare di cuoio usato propriamente per cavalcare.
Dopo questa infame empietà levò la faccia e gli occhi.—Quali occhi! incavernati, scintillanti, come quelli della volpe che ha ghermita la preda;—e vide Rogiero.
«Chi siete? Chi vi ha condotto? Come avete penetrato nella mia camera?»
«Messere, io sono stato qui tratto per ordine di un tale Buoso da
Duera.»
«Per ordine mio dunque:—ma perchè non siete passato per la porta principale, e scaturite così all'improvviso da camera segreta?»