«Che volete ch'io sappia di tutto questo, Messere? mi hanno lasciato senza scorta, ed io in questo luogo nuovo mi trovo qui, perchè non mi trovo altrove.»
«Qualcuno ha trasgredito i miei ordini.—Sareste per avventura quel
Cavaliere napolitano….?»
«Sono;—la vostra gente mi ha fermato sul cammino, costringendomi….»
«Bisognava pure ch'io vi forzassi, viva Dio! perchè voi avete lettere per me, che probabilmente non mi avreste recate giammai.»
«E chi vi ha detto. Messere?….»
«Chi lo ha detto poteva ben dirlo senza tema di mentire.—Chiamavasi Piero il capitano che vi ha condotto?»
«Sì, Piero.»
«Ed è rimasto?…»
«S'io non m'inganno, giù nel cortile a giuocare, e a bere co' compagni.»
«Deve esser punito; per le grandi colpe serve il libro della mente, per le piccole bisogna prenderne nota, onde non obliarle;—una vendetta perduta è un invito allo oltraggio.» E qui Buoso trasse di seno alcune tavolette, sopra una delle quali scrisse:—Capitano Piero mi deve la pena di aver rotto il mio comandamento;—e riponendole soggiunse: «Avanti che il mese finisca, in modo aperto o segreto la pagherà.—Messere Cavaliere, vorrestemi porgere le lettere che avete per me?»