«Dunque» dopo lungo tempo cominciava messer Ghino «è irremovibile volontà vostra partire senza dimora?»

«È.»

«Terreste alcuno dei miei in vostra compagnia?»

Rogiero gli strinse la mano, e fissò i suoi negli occhi di lui, il quale atto valse un ringraziamento; dipoi soggiunse: «Messer Ghino, lo stato che adesso mi torni meno gravoso nella vita mi sembra la solitudine.»

«Sia fatta la vostra volontà. I miei passi son rivolti al Regno; terrò le stanze alle falde dei monti di Arpino presso le sponde del Garigliano, sopra il terreno una volta occupato dal valore dei Saracini;—quel terreno io considero come retaggio paterno, perchè appartenente ad una schiatta perseguitata e infelice: quivi, voi lo sapete Rogiero, vivrà un cuore di cui il penultimo sospiro sarà per Dio, l'ultimo per voi, e un braccio che combatterà in vostra difesa, finchè potrà sostenere peso di spada: solo che non mi chiamate contro Manfredi:—io potrò bene stendere la destra sopra la brace accesa, non già inalzarla contro colui che ho cominciato ad amare.»

«Comunque possa sembrarvi strano, sappiate, messer Ghino, che se io mai invocherò il sussidio delle vostre armi, questo non sarà se non in favore del Re Manfredi; più oltre non v'è concesso conoscere di questa avventura; a me riuscirebbe troppo gravoso dirlo, a voi ascoltarlo; bastivi quanto ve ne ho raccontato. Ghino, mio dolce amico, addio.» Rogiero proferite queste parole gli strinse di nuovo la mano, Ghino rispose: «Voi mi levate un gran peso dal cuore: certo adesso non istarà per noi, che i Barbari non sieno cacciati di là dalle Alpi; la vostra spada, Rogiero, per quello che mi parve a Roma, può compensare a misura di carbone il male che avrà fatto la vostra lingua. Addio…. badate di non porlo in dimenticanza,—alle falde dei monti di Arpino….»

«Dimenticanza! Quando l'anima oblierà che v'è stato uno ieri, e che vi sarà un domani, allora soltanto potrà dimenticarvi, Ghino!»

«Sì bene; dunque colà aspetto la vostra chiamata. Intanto affileremo le daghe, onde, se alcuno dei Francesi scamperà, possa narrare a quelli di là dai monti, come taglino i ferri italiani. Addio…. Aspettate, Rogiero: se per caso non vi fosse data comodità di venire in persona, a voi, togliete questo pugnale, il messaggiero che spedirete a recarmelo ritornerà alla vostra presenza con quattrocento uomini di arme, ed un amico.»

«Che posso dirvi, Ghino?—Addio!»

«Nè differite a chiamarmi nelle ultime strette; spesso, Rogiero, minor numero di gente di quella che io conduco, giunta in buon punto, ha reso vittorioso un esercito, che migliaia di armati, trascorsa la occasione, non hanno potuto salvare. Non vogliate risparmiarmi; pensate, che accorrendo con le armi nulla opero per voi, poco per Manfredi, molto per me, che sopra i piaceri del buon cittadino altissimo io pongo quello di menare le mani in pro del mio paese…. Me lo promettete, Rogiero?»