«Sì come, bel Cavaliere, è impossibile,—continuando a parlare con gli esempii,—che un bottigliere correndo a gran corso con la coppa piena fino all'orlo non lasci cadere alcuna stilla, così riesce quasi impossibile all'uomo di mantenere l'anima bianca fino alla fossa; ora poi siccome non dannereste il bottigliere di celare il difetto della tazza, così non potete dannare l'uomo che nasconde il pezzo d'anima fatto nero con la parte rimasta bianca. Con l'arte e con l'inganno—si vive mezzo l'anno; con l'inganno e con l'arte—si vive l'altra parte,—come diceva il poeta.»
E avrebbe continuato, se non che in quel punto entrò l'oste, che portava a Rogiero il cibo richiesto: nè io starò a dire in che consistesse, nè come fosse accomodato, perchè vado affatto ignorante dell'arte della cucina, e per me Apicio potrebbe dormire mille anni sopra di un lato, che non lo farei certo, risvegliandolo, giacere su l'altro; e in questa, come in ogni altra cosa, converrà cedere la mano al Romanziere scozzese: basterà accertare che il presentimento di Rogiero non rimase deluso, e che in tempo di sua vita non aveva fatto pasto meno gradito, nè più lodato.
«Nol dico per vantazione, chè superbia è troppo brutto peccato,» favellava l'oste «ma andate all'Aquila d'oro se volete gustare di questi camangiaretti; andate all'Orso bianco: Santo Menna glorioso! lì sì che si può dire che danno il pane con la balestra. E il vino? oh! pel vino vi giuro che può averlo uguale il Re Manfredi. Filippello di Faggiano, mio parente, che ha servito in corte tanti anni, mi assicurava un giorno che pareano fratelli; nè a casa mia si fa pagare, come altrove, quattro tarì la misura, perchè poveri ormai dobbiamo rimanere, ma col santo timore di Dio: io per me lo compro a tre tarì e mezzo, e lo vendo tre e tre quarti; guadagnerò poco in questo mondo, pazienza! salverò l'anima in quell'altro; tanto, in questo siamo pellegrini, come dice Frate Giocondo, e di là dobbiamo dimorare degli anni più di millanta: mi hanno assicurato, bel Cavaliere, che la pena degli osti nell'Inferno sarà di stare sommersi nell'acqua che hanno mescolato nel vino; pensate quante pertiche sotto vi starà l'oste dell'Aquila d'oro! davvero che me ne duole per lui, che ha famiglia; quello poi dell'Orso bianco credo che quando anche gli fosse concessa licenza di tornarsene a galla consumerebbe l'eternità per la via.»
L'oste, mentre così discorreva, aveva spiegato una meschina tovaglietta, e l'andava assettando sopra la tavola, la qual cosa vedendo il nostro pellegrino, vôlto a Rogiero favellava: «Bel Cavaliere, se Dio vi aiuti, qualora vogliate godere della nostra compagnia, io non vi sarò scortese come già voi lo foste con me; venite francamente, io mi restringerò da un lato, e spero farvi tanto luogo da potervi sedere.»
«Quando anche» gli rispondeva Rogiero, guardandolo traverso, «tu tenessi ad una mensa il posto del cane, ed io mi dovessi sedere nella scranna del Barone che gli getta l'ossa, aborrirei di sedermi a quella mensa.»
«Questa è da valente uomo. Messere,» parlò l'oste, fingendo di prender le parti di Rogiero; «ciò si chiama rendere tre pani per coppia, e vino dolce per malvagìa; tanto sa altri quanto altri, pellegrino, e così avviene sempre a coloro che cercano migliore pane che di grano.»
«L'ho io offeso offrendo di fargli largo alla mia mensa?» soggiungeva il pellegrino; «e deriva dai tempi vecchi l'esempio di colui ch'ebbe morsa la mano per dare del pane al mastino; nondimeno che cosa insegna il Maestro? Se alcuno ti chiede il farsetto, e tu dàgli anche il mantello; se tale altro ti percuote la guancia destra, e tu gli presenta la sinistra perchè ti percuota anche quella;—però ti perdono.»
«Da vero! Provami come potresti fare altramente, allora forse ti saprò grado del tuo perdono.»
«Spesso» affermava il pellegrino, ficcando addosso a Rogiero certi occhi maligni quanto quelli della vipera, «una scintilla arse castelli e abbazie; spesso un verme guastò la più alta querce della montagna.»
«Comincia a tacere, se vuoi ch'io ti stimi onesto; se in te fosse ombra di virtù, vanteresti meno te stesso.»