«Che? Párti che ti abbiamo fatto guasto per uno agostaro? quando anche ti abbruciassimo la casa con te e la tua famiglia dentro, il danno non potrebbe sommare a tanto.»

«Ecco che le mie profezie diventano vere,» riprese un altro ribaldo; «se fino da bel principio lo aveste assuefatto, secondo il mio avviso, a dargli del bastone sul capo per pagamento, non farebbe oggi dell'indiscreto:—va su tosto, furfante, a prendere le funi.»

«Considerate…. vedete….»

«Se rispondi anche una parola,» minacciava col pugnale il ribaldo «giuro per l'anima di mio padre, che non risponderai in appresso a nessuna dimanda che ti sia fatta in questo mondo.»

L'oste muovendo la bocca, come se gustasse alcuna cosa acerba, partiva immediatamente. Intanto Rogiero faceva l'estremo di sua possa per liberarsi; si aiutava con le mani, co' piedi, co' denti; quei che percosse sentirono dolore anche il giorno appresso; cacciava acutissime strida: con forza e destrezza maravigliose, sovente abbattuto, col peso di un uomo sul corpo, lo mise sotto, e si rilevò calpestandogli il petto; faceva uno schiamazzo, un rovinio da potersi sentire a mezzo miglio d'attorno. In questa tornava l'oste, smarrito nel sembiante, con corde in mano, gridando: «Gente! gente! a questa volta.»

Un ribaldo porse il capo alla finestra, e lo ritrasse pronunziando una fiera bestemmia.

Si udiva il rumore di mano in mano avvicinarsi, allorchè l'oste prese a dire a voce alta: «Lasciate questo Cavaliere, egli è in casa mia, e deve starci sicuro come in Chiesa: se vi ha fatto torto, aspettatelo fuori:—che è questo venire in tanti contro uno?—che soperchieria!—che assassinamento!—giuro al corpo…. al sangue….»

I ribaldi gli risero in volto; il pellegrino che conobbe l'arte dell'oste, gli disse: «Senti, Pierone, credi che ti mancheranno delitti per andare alla forca celando quest'uno? Tu hai avuto uno agostaro onde prestarci la tua opera per imprigionare questo Cavaliere, se fosse capitato in tua casa; eccotene un altro: il modo con che getto i danari, ti faccia persuaso che non ispendo dei miei. Colui che mi ha comandato di arrestarlo, è tale che può farti impiccare per avere pôrto da bere ad uno assetato. Hai inteso? fa senno, se non vuoi che qui dentro venga la bara prima che sia molto.»

La gente, come cosa matta, inondava la stanza;—erano vassalli del vicinato, tratti al rumore:—domandarono che cosa fosse accaduto, come stesse la bisogna, e intanto alcuni si portavano a liberare Rogiero: se si fosse taciuto, lo avrebbero per certo tolto dalle mani di quei ribaldi; ma vedendo il pellegrino che tentava nascondersi nella calca e fuggire, non potè tenersi dal gridare, accennandolo: «Prendete quel serpente, quel demonio là; sono mesi e mesi che mi perseguita!»

Tutti gli occhi si voltarono da quel lato. Il pellegrino, conoscendo non potersi celare, si fece oltre arditamente, e vôlto ai più vecchi, giungendo le mani e sollevando gli occhi umidi di lagrime, favellava: «O Signore, ben sei misericordioso e sapiente in ogni opera tua, così che quello che ci mandi deve essere tutto bene, quantunque ci si offra sotto la forma del male; pure per le preghiere di questi Fedeli, per quelle di me peccatore, ti piaccia liberare quella povera carne battezzata» e mostrava il Cavaliere «da tanta tribolazione; vedi, come lo travaglia il nemico del genere umano; vedi, come esulta della vittoria l'angiolo maledetto…»