«Ah traditore!» gridava con quanto aveva in canna Rogiero «lascia che io mi ti accosti, e vedrai chi di noi due sia indemoniato…»
«Deh! vedete, fratelli,» senza dargli mente continuava il pellegrino «a che mena il peccato; divenite savii dall'esempio altrui, frequentate i sacramenti, digiunate, vigilate, perchè il tentatore sta sempre alle velette…»
«È indemoniato?» urlava la gente accorsa, tutta atterrita.
«Iniqui!… stolti!…» con la spuma alla bocca urlava il mal capitato Rogiero, e avventavasi digrignando i denti.
«Tenetelo forte, fratelli, ma con carità, che sebbene indemoniato, egli è pur sempre Cristiano; tenetelo,—a voi,—legatelo per amore di Dio:—considerate, fratelli, la malignità del Demonio, che lo spinge contro me perchè sono prete. Lui misero, se mi percuotesse! chè incorrerebbe súbito nella scomunica lata;—il Canone parla chiaro: Si quis suadente Diabulo huius sacrilegii realum incurrerit, quod clericum, vel monachum, etc.»
La gente, che era accorsa con tanto grave aspetto di fierezza da prendere di primo assalto un castello, adesso non osava accostarsi; si segnava,—susurrava preghiere; alla più parte non sarebbe parso vero rimanere lontana; altri pianamente presero l'uscio, e rifecero i passi. I vecchi pregavano; le vecchie, incapaci di sentire compassione, toglievano motivo dall'energumeno che credevano avere sottocchio, per favellare di tutti gl'indemoniati che avevano veduto ai giorni loro nel circondario della Parrocchia; i giovani ora guardavano i padri, ora Rogiero, il quale pareva loro che avesse assai motivo di montare così su le furie per essere tanto villanamente legato; pure timorosi di mal fare tacevano, ammirando la gravità delle ciglia paterne; le donzelle, sia buona natura che svapora in proporzione che gli anni si accrescono, sia, come credo, debolezza, gli si facevano sopra tutti gli altri vicino, e:—«Poveretto!» dicevano,—«peccato! che sarebbe pur bello! Oh! se potesse riacquistare la salute, darei il cappello che lo zio prete mi portò dalla fiera!»—«Ed io il guarnellino dalle feste.»—«Oh! sì, giusto si muove co' cappelli e co' guarnellini la misericordia di Dio!»—parlò con voce soave una fanciullina, che pareva uno angioletto,—«preghiamolo di cuore, e forse ci ascolterà; è tanto buono, mi ha detto la mamma, e noi lo preghiamo di fare cosa buona, dunque ci ascolterà.»—E le altre giovanette, seguendo il consiglio, pregarono, e fervorosamente, per l'infelice:—ma l'infelice non doveva essere sollevato. Rogiero le guardò:—belle le aveva fatte la Natura, più belle le faceva quell'atto di preghiera; egli era nato per queste sensazioni; dette un gemito, e gli parve di sentirsi confortato da lungo riposo; per alcuni istanti non vide che a traverso le lacrime le quali gli ingombravano gli occhi: già stava per parlare pacato più che non soleva, e coloro che lo tenevano lo avrebbero volentieri lasciato a patto di salvare la vita, allorchè quel pellegrino, che conobbe il pericolo della situazione, si mise a predicare: «Non v'inganni questa apparente tranquillità, fratelli;—oste, porgetemi l'acqua benedetta;—osservate, signori, quanta sia la malignità dello spirito infernale, che mostra di ritirarsi al punto di sentirsi vinto; vedrete come è per iscontorcersi allo spruzzo dell'acqua santa.» E presa dell'acqua, la gittava nel volto a Rogiero: «Ne reminiscaris, Domine, delicta nostra, neque vindictam sumas de peccatis nostris: dite il Pater noster.»
«Uccidetelo,» fuori di senno esclamava Rogiero «trapassate quel Longino, quel feritore dei costati innocenti….»
«Et ne nos inducas in tentationem.»
«Sed libera nos a malo.»
«Amen. Oremus…» ripeteva il pellegrino.