«Ah! questo non può sopportarsi!» gridò furiosamente Rogiero, e voleva fuggire dalle mani di quei carnefici, e uccidere od essere ucciso. Il suo stato è più agevole immaginare che dire; forse alcuno potrebbe formarsene idea, sapendo che molti di coloro che passavano per valorosi fuggirono via, facendosi grandi segni di croce. Oggimai aveva esaurito ogni genere d'imprecazione che la mente offesa può cacciare in bocca al disperato, e il finto pellegrino con empio abuso messo in opera più volte i santi esorcismi, nè il Demonio se ne andava, perchè non v'era. I ribaldi volgevano di tanto in tanto gli sguardi alla porta per vedere se la calca diradasse, e darsela a gambe: ell'era di fatti assai diminuita, pure la rimasta dava tuttavia da pensare. L'oste in quel caso parlò al pellegrino le seguenti parole: «Messer pellegrino, voi come cherico sapete meglio di me, che per esorcizzare i demonii non basta la santità della vita, che si richiede anche la facoltà della grazia;—voi forse avrete ricevuto il potere di cacciare i demonii minori, e questo sarà certamente sopra le vostre forze.»

Il pellegrino si morse il labbro inferiore in pena di non avere immaginato egli primo codesto espediente; nondimeno pensò valersene, e in vista dimessa riprendeva: «Ecco, che la polvere aveva dimenticato la sua umiltà, e Dio ha punito la sua presunzione. E chi sono io povero peccatore da volere imprendere miracoli concessi solamente ai Santi del Signore? Chi, per omettere le sacre cirimonie, la stola, e le altre cose, che si richiedono all'ufficio dell'Esorcista? Fratelli, si vuole una grazia maggiore della mia onde liberare questo tribolato; sarebbe mio consiglio condurlo in parte dove se gli potessero applicare addosso Reliquie dei Santi, e Agnus-Dei.»

Finite che ebbe queste parole il perfido pellegrino, la plebe grossa cominciò a gridare: «Meniamolo a Sant'Agata, sul corpo di Santo Menna:—ha fatto tanti miracoli, perchè non farà anche questo?»

«A Sant'Agata!—a Sant'Agata!» ripeterono tutti; e se i ribaldi lo gridassero di cuore non è da dirsi, imperciocchè ad ognuno di loro paresse sentire la stretta del capestro alla gola. Tolsero di peso l'infelice giovane per piena dello affanno caduto in deliquio; ed esclamando: «Largo, Cristiani, in carità, largo all'energumeno;»—e unendo alla voce violentissime spinte, giunsero a passare la porta. L'oste in bella maniera si era tratto nel canto dove Rogiero aveva lasciato le armi e la più grave armatura, e mentre che i muscoli della sua bocca erano impiegati ad articolare carità, il suo cervello pensava:—se quei furfanti non si rammentassero di queste armi, a ridurle in oro ho piuttosto avanzato che rimesso all'avventura:—tanto è vero che perdita altrui fa guadagno.—Uno dei ribaldi al punto di uscire dalla stanza si volse, e gelò il corso di quei raziocinii nella mente dell'oste; forse, se la folla non gli si fosse di súbito chiusa alle spalle, sarebbe tornato per l'armatura: l'oste lo vide trapassare la soglia con la gioia di un condannato che su la scala del patibolo ascolta la grazia; spiegò quelle mani che di per sè sole davano idea della rapina, e le stese, tremanti per la certezza del guadagno, su l'armatura; poi con passi obliqui, la testa in giro, affatto simile al gatto che ha rubato il pesce in cucina, traversò velocissimo la stanza, e andò a nasconderla sotto il carbone.

I ribaldi che tenevano presta pel ratto di Rogiero una lettiga sopra due buoni cavalli, ve lo chiusero dentro, ed essi pure montati su i loro ronzini presero da prima con passi soavi la via di Sant'Agata dei Goti.

Ormai la città appariva vicina, nè la calca diminuiva, e il pellegrino non amava di entrare là dentro; aveva per via pensato qualche nuovo accorgimento, ma nessuno gli era sembrato buono da praticarsi: costretto di adoperarne uno, chiamava a sè alcuni più vecchi della compagnia, e diceva loro: «Io ho pensato, fratelli, di condurre il povero ossesso a Benevento.»

«Oh! perchè questo, santo pellegrino?»

«Perchè costà vi si adora la immagine di Santa Maria della
Pace, che pare fatta a posta per questi miracoli.»

«Pellegrino, a quel che vedo non avete visitato ancora la Chiesa di Santo Menna, e non sapete che ogni anno i Frati sono costretti di rimuovere i voti dal chiostro, e appiccarli nel refettorio.»

«Sì bene, fratello; ma alla fin fine Santo Menna è Santo normanno, e Maria è molto maggiore Santa che non è egli, e madre, e sposa del Signore, come sapete.»