«Certo non vo' dire che non parliate santamente, ma Santo Menna ne ha fatti degli altri, e….»
«Potrebbe fare anche questo, eh? chi lo nega? Lasciamo i Santi, via, e parliamo di cose umane: fratel mio, voi sapete meglio di me, che Sant'Agata fa Vescovo, e Benevento Arcivescovo; ora nella gerarchia ecclesiastica l'Arcivescovo può molto maggiori cose del Vescovo: e poniamo che a quello riuscisse, a questo no, ditemi, fratello, non vi rimorderebbe la coscienza di averlo così trasmesso da Erode a Pilato?»
«Voi parlate santamente; ma Santo Menna ne ha fatti degli altri, e….»
«Ne farà degli altri ancora,—chi lo nega? E' bisognerebbe non essere Cristiani per negarlo: ma che dice il Profeta?—Onagrus silvester, intelligis ne, me velle ducere illum in ore leonis…. in capite draconis.»
Il povero uomo, fulminato da quel latino, non osò aggiungere motto: l'ore leonis, il capite draconis, lo avevano fatto abbrividire dentro e fuori;—si nascondeva tra la folla.—Subitamente la nuovità che non si andava più a Sant'Agata si sparse tra la gente, onde la più parte prese a sbandarsi, e a tornare donde era venuta; a mano a mano che avanzavano per la strada di Benevento, e si lasciavano alle spalle Sant'Agata, alcuni altri drappelletti cominciarono a seguire più lentamente i ribaldi, poi a riposarsi, poi a voltarsi verso casa; la comitiva si struggeva come pezzo di tela destinata a farne fila sotto le dita della vecchia. La notte adesso confondeva le cose, e di punto in punto insisteva con tenebre sempre crescenti, allorchè i ribaldi considerando che alcuni pochi giovani gli seguitavano, i quali volentieri avrebbero fatta altra cosa che camminare così a piedi, di notte, quindici e più miglia di paese montuoso, se non fossero state le amanze loro che si erano fitto in testa di voler vedere la fine di quel caso, deliberarono di essere affatto soli, e in questo pensiero, senza porre tempo tra mezzo, voltati i cavalli, si cacciarono tra quelli, menando di buoni colpi a destra e a sinistra col manico delle partigiane.
«Via, vassalli, via, villani!» urlavano tra le percosse «a casa, chè l'ora si fa tarda, e lunga la via; a casa, chè dimani la rugiada dee piovervi su la testa.»
Già que' vassalli, come abbiamo detto, avevano più che voglia di ritornare; ora poi che vi si aggiungeva tanto persuasivo argomento, pensisi se levassero le gambe, e mostrassero le suola: e' vi so dire, che chi corre, corre; ma chi fugge, vola; perchè tutto di un fiato arrivarono a casa, dove molte novelle raccontarono vere, moltissime false; e volevano armarsi, seguitare i ribaldi, e prenderne vendetta da incidersi in pietra, e da rammentarsi di lì a mille anni. Un vecchio però essendosi levato in piedi, fece loro osservare, ch'essi dovevano sentirsi stanchi, e aveano due gambe, mentre i ribaldi fuggivano con quattro; onde il meglio, a parer suo, era andarsene a dormire per sorgere alla dimane freschi e riposati, e così perseguitarli con più frutto. I giovani si guardarono l'un l'altro nel volto, nè aggiunsero motto; dopo quello sguardo però si accinsero a deporre sotto le lenzuola le parole e i pensieri di sangue.
CAPITOLO VENTESIMO.
LA CONGIURA.
Da chi mi fido guardami, Dio;
Da chi non mi fido mi guardar io
ISCRIZIONE nei Piombi di Venezia