Un rumore di passi parve di mano in mano avvicinarsi: i Cavalieri fremerono; nessuno di loro rimase seduto; con gli occhi fitti su la porta anelavano vedere chi fosse per comparire; non comparendo però così subito, molti mostrarono un baleno di fuga, i meno trassero il pugnale, incamminandosi risoluti, e questi furono meglio paurosi, comunque quell'atto potesse accennare il contrario. Si schiuse la porta: un Cavaliere bene avviluppato entro il mantello, con barbuta da soldato in testa, si avanzò nella sala;—a considerare quello scompiglio di paura, quei ferri levati, rise forte, aprì il mantello, si mostrò coperto dal capo a' piedi di grave armatura, e: «Riponete i pugnali, Baroni,» disse loro «o che ne troncherete le punte.»

«Oh! siete voi! » esclamarono tutti «non era senza ragione il sospetto, perchè non ci avvenne mai, da questa volta in fuori, aspettarvi, Conte.»

La voce del sopraggiunto non suonò ignota a Rogiero, che tese con maggiore attenzione lo sguardo, e colui avvicinandosi al fuoco gli concesse abilità di riconoscere nelle sue sembianze il Conte della Cerra.

«Voi dite vero,» riprendeva il Conte «ma l'uomo più si avvicina agli ultimi fati, più si restringe con noi, e questa nuova fiducia già da nessuna altra cosa può derivare se non che dalla Provvidenza.»

«Dite santamente; Conte: dove è rimasto il vostro Signore?»

«Qual Signore?»

«Il Conte….»

«Ah! questo è ciò che stava per dirvi, Messeri: lo trattiene l'uomo per concertare con lui su le difese del Regno: io vengo in sua vece, nobilissimi Baroni, ad esporvi lo stato delle cose; tanto basti per ora: le disposizioni per quello che ha da nascere noi non potremmo stabilire adesso, perchè, come ben vedete, non siamo una volta tanti di quelli che dobbiamo essere, e manca colui che è, o almeno si dice, nostro capo. I nostri amici convocati con i rimanenti Baroni del Regno per la prossima assemblea giungeranno, per quello che ho saputo raccogliere, tra questa notte e il giorno venturo; però in questo medesimo luogo, se nessuno si oppone, potrete riunirvi, o Messeri, la notte del posdomani.»

«Salvo malattia,» risposero i congiurati «vi promettiamo intervenire.»

«Or dunque importa che sappiate essere giunte le nostre lettere a Monsignor Carlo, ed averle avute sopra ogni altra cosa gradite; confortarci alla impresa il Pontefice, e il Conte: quegli prometterci ogni soccorso spirituale, che a dir vero nei casi presenti non gioverebbe gran fatto; questi prometterci i suoi eserciti per sostenerci, e privilegii e franchigie per ricompensarci. Queste sono le lettere che un segretissimo messo fino da ieri notte ci ha recate di Roma: lasciamo, se vi aggrada, Baroni, quelle del Papa, sì perchè poco rilevano, sì perchè il tempo stringe, nè posso senza sospetto starmi troppo tempo lontano di corte: leggiamo quelle di Monsignor Carlo.»