«Barone,» interruppe Anselmo «voi fate più maligna l'espressione di quello che suoni: parvi che voglia pensare a togliere, sul punto che sta per acquistare un Reame?….»
«Bella ragione! o che vi dovrebbe pensare al punto che stesse per perderlo?»
«Qualche cosa, Barone, deve darsi alla fede, qualche cosa alla fama, qualche cosa….»
«Nulla. Quando questi» e il vecchio si toccò i capelli «erano biondi, anche io pensava come voi dite; ma voi non dite come pensate, perchè neanche i vostri sono neri.»
«Se la canizie non vi ha insegnato altro che a calunniare la vostra specie, sarebbe stato meglio che voi foste rimasto calvo quando i vostri capelli erano biondi.»
I circostanti risero al motto: il vecchio, imperturbato, lasciò che il riso passasse, poi riprese: «Mi ha insegnato a conoscerla; mi ha insegnato cose, che voi pure sapete, ma che celate, perchè non vi torna manifestarle. A fine di conto, qual guarentigia propone Carlo per la esecuzione delle cose promesse?»
«Guarentigia? Un uomo che entra pacifico in un Regno che potrebbe conquistare, vorrà darne altre di più della sua fede?»
«Fede, e stagione, Anselmo mio, mutano col giorno; e a me non sembra prudente correre il risico della sua volontà. Badiamo dove mettiamo i piedi, perchè da noi si percorre una strada su la quale ritirarci non giova; provvedasi adesso che si può, poi non sarebbe più tempo, anzi il provvedere pericoloso, il lamentarci ridicolo.»
«Io per me non veggo la via di scansare la ventura: quello che soffriamo sotto l'uomo è certo; quello che ci apparecchia Carlo è anche incerto; secondo i calcoli della prudenza umana, parmi che il caso meriti di esser tentato.»
«Così voi mi avete, Anselmo, rotto ogni ragionamento, nè io starò a dimostrarvi, se il vostro pensiero meriti biasimo o lode. Questi medesimi dubbii riproporrò posdimani, perchè se molto odio l'uomo, molto più aborro la infamia.»