La risposta fu indarno lungamente aspettata; i labbri dello scudiero non si prestarono all'usato officio, ma tremarono, e il soffio della morte parve estinguere in lui la fiamma della vita.
«Parla,» riprendeva Yole «non mi muove già vano desio a conoscere le tue sventure. Se in me non fosse potere da consolarti, non avrei la crudeltà di domandare i tuoi patimenti; perchè sebbene la curiosità ostenti la favella della compassione, io per me aborro colui, che pretende conoscere il cuore dell'uomo per lo indolente piacere di conoscerlo. Io ti sollecito a parlare; se i tuoi mali possono consolarsi, tu avrai conforto da Yole; dove io non basti, aspettalo dal tempo; se neppure questo giova, aspettalo….»
«Dalla morte!» gridò lo scudiero.
Qual fu il senso segreto di Yole a questa voce, e a questa sentenza? E' fu tal senso, che favella umana non può riferire; la quale cosa crederemmo pietà, se mancando i modi di significarlo non ci fosse stato compartito cuore da sentirlo. E il volto? Ah! le tenebre le coprivano il volto, ma certo fu quello della creatura che dal tempo precipita nell'infinito.
Un lungo silenzio seguiva: alfine Yole con voci interrotte continuava:
«Dalla Religione,—Rogiero,—dall'esempio della pazienza del
Signore.»
«Pazienza!—E sempre pazienza! S'eravamo nati a soffrire, perchè non ci fu data un'anima più forte a sostenere, o perchè fummo tolti dal fango, che non sente di essere calpestato, alla forma che freme per la gravezza dell'oppressione?»
«Profondi sono i misteri del Creatore…. sperate…. I cieli annunziano la gloria di Dio, ed egli non può fare a meno che reggere giusto;… mantenete la vita, non perchè ella sia bene, ma perchè la morte è ineffabile dolore.»
«Ma solo…. Spenta la vita dell'anima, che è la speranza, la distruzione del corpo segue necessariamente, e con ambascia infinita. Or tutto sta nella scelta di sopportarla sparsa per lungo spazio di vita, o concentrarla in un punto, e morire. Guardimi il cielo da vituperare colui al quale la natura non ha dato la forza di vedersi brillare la punta del pugnale sul cuore, con lo stesso sorriso che altri accoglie l'aspetto della bellezza;—ma neppure chi lo può, sia biasimato. La via di colui che sta in cima al monte va alla pianura; altri stende il corpo sul pendio, e trasvola al termine del sentiero; altri vi perviene movendo il piede in brevi passi, tentando prima il luogo, ritraendosi, e nuovamente provando. Chi di costoro vuolsi lodare, chi riprendere? Nessuno: quegli fu ardito, questi cauto;—ma la via di ambedue tendeva alla pianura, ed ambedue la fornirono.»
«Rogiero, le vostre parole suonano come quelle del serpente.»