Yole e Rogiero camminavano senza sapere dove per l'ombre della notte; tenevano le braccia intrecciate, le mani soprammesse, senza stringere però,—senza tremare,—in silenzio,—a passi uguali.
«Io l'ho chiamato» cominciava Yole, come se parlasse a sè stessa, «col primo raggio della luce che nasce, avanti il saluto del Signore; io l'ho chiamato coll'ultimo raggio del giorno che muore…. almeno avesse risposto al bramoso domandare:—la mia vita contristata d'ignoto dolore scorreva per una fitta caligine…. egli mi apparve lucido come l'angiolo della grazia,—mi svelò la rovina, e sparve come il baleno della procella.»
Sogliono gl'Italiani tutti, scaldati da troppo tepido sole, e per altre ragioni che adesso non fa mestieri qui esporre, essere inchinevoli nelle parole, e negli scritti loro, a certo stile figurato che per adoperarsi in ispecial modo nelle parti di Oriente, appellano orientale; principalmente poi i Napolitani ed altri abitatori delle più calde contrade, se qualche passione, o lieta o trista, li commuova di straordinario incitamento: però nessuno, spero, sarà per trovare manierato, o contorto, il colloquio che tennero in quella notte i nostri due amanti.
«Nè io» rispondeva Rogiero, e le premeva la mano di lievissimo tocco, «nè io avrei potuto ascoltarlo: lo spazio tra la tua bocca, e il mio cuore, occupavano la perfidia degli uomini e la maledizione di Dio;—la maledizione di Dio, perchè la colpa mi flagellava alla colpa, e in quel momento si sacrificava alla infamia un'anima contaminata.»
«Quando diffonde il sole i tesori della luce, quando il firmamento annunzia la gloria del Creatore, ti chiesi al cielo con la più fervida prece di una anima che geme;—il cielo non ascoltava la supplichevole. Nel turbine della notte, tra il fischio dei venti, tra il fragore dei tuoni, con le ossa dei defunti, col sangue umano, con sacrileghi riti, io ti chiesi…. allo Inferno,—Dio eterno, rimettimi il peccato!—allo Inferno:—tutto fu sordo alla sventurata!»
«Me felice, in qualunque luogo mi avesse collocato la giustizia, o la grazia, purchè libero dalla fossa delle bestie feroci, che si chiamano uomini!»
«Dove fosse andato il tuo spirito non sapeva, ma ti lagrimava morto: là nei giardini di castel capuano…. presso alla fontana…. tra la porta e il viale….»
«Dove nella notte destinata….»
«Mi svelasti il tuo amore, e ti furono facili le orecchie della vergine sveva, là deve essere un monticello di terra…. queste mani lo inalzarono…. sopra vi sta fitta la croce, che la figlia di mio padre, Gostanza, mi appese al collo innanzi di partire per Arragona; quivi ogni notte io invocava l'anima tua.»
«O misera! come hai sopportato tanta giornata di dolore?»