«Come? E tu non sei stato lontano da me? non mi avevi tu pure perduto? Se per saperlo ti fa d'uopo che io te lo dica, torna inutile dirtelo, tu nol sapresti giammai.»
«Io ti sapeva pur viva, ma….»
«Io traboccai sotto il peso, le fibre dell'intelletto si ruppero, ed egli imperversò senza freno per le membra scomposte: solo in questa notte dopo un tempo assai lungo riprendo la volontà,—se pure non è illusione,» qui strinse due volte la mano di Rogiero «e più della gioia di esserne liberata» aggiungeva «è potente il timore di ricadere nel delirio.»
«Oh! non dirlo, io ne morrei di dolore:—parla, bella infelice, quale angiolo ha condotto i tuoi passi nel carcere del tuo povero Rogiero?»
«Tutto era guasto, sana soltanto la parte che rispondeva al tuo nome: udii Rogiero.—io non mi sovvengo più oltre…. mi svegliai tra le tue braccia.»
«Si amavano tanto, diranno i futuri, e l'amore fu indarno….»
«Indarno!»
Rogiero non rispondeva.
«È egli amore quel tuo che abbisogna del sacramento, affinchè non si sciolga? che cerca il suo premio nel piacere, come l'operaio la mercede? S'egli è così fatto, tu amasti indarno…. io ebbi tutto quello che l'amore può dare, quando le mie labbra si accostarono alle tue.»
Rogiero, traendo soavemente il suo braccio di sotto a quello di Yole, glielo cinse al collo; con la manca le prese la destra, e se l'accostò alla bocca: Yole gli pose le dita della mano rimasta libera tra il volume de' bei capelli, e mesta mesta li baciò.