«Dico del tradimento?»
«Non sono….» Yole si scostava. «Sì via, allontanati,» proseguiva Rogiero con impeto «sprezzami tu pure, aborrimi, unisciti ai tuoi simili…. ecco la pietra, scagliala sul misero…. tutti così! Se tu sapessi che fu finta una vittima per vendicarla…. un colpevole per punirlo…. una pietà di figlio…. un fratricidio…. se tu sapessi che il destino mi costrinse con voci sconosciute, che parevano partirsi da spiriti abitatori della terra e dell'aria…. che dirigeva i miei passi alla colpa, come un torrente all'oceano…. che comandava fino ai miei sogni…. vorresti, figlia della polvere, o potresti condannarmi? Oh! fosse qui qualcheduno che scendesse nel profondo, e librasse i pensieri, e scrutasse i cuori, e si ponesse tra i miei giudici e me; udisse le discolpe, e facesse ragione,—chi contenderebbe alla mia anima il premio della pazienza, chi leverebbe a costoro la pena della stoltezza? Qui dentro» e Rogiero si toccava il seno «non giungono occhi di carne;—il senno dell'uomo è simile alla cenere, i suoi argomenti a mucchi di fango;¹—il giudice della terra pronunzia la sentenza con ira perchè confonde la colpa coll'uomo, e però gli suona come inguria il perdono,—, come offesa l'assoluzione.»
¹ Memoria vestra comparabitur cineri, cervices vestræ luto (Job, 13, 12.)
Adesso un vicino scalpitare di cavalli percuote le orecchie degli amanti.
«Sálvati!» gridava Yole «qualunque tu sii, noi godremo uniti in Paradiso, o ci dispereremo tra i perduti:—io muoio d'amore per te;» e camminavano di gran passo «se ci raggiungono, io ti difenderò…. Io! scempia!—può l'innocenza o la preghiera intercedere presso la impassibilità della cupidigia? Gran madre di Dio! ci hanno veduti…. senti come corrono…. ci stanno sopra…. manda, Santa Vergine, chi ci protegga;—ma il Cielo fu da me tante volte supplicato invano, che il meglio sarà affidarci alla fuga… chi giunge a sottrarsi all'ardore della persecuzione?—noi siamo presi.»
«Abbi costanza!» parlò sommesso Rogiero a Yole, vedendosi arrivato dagl'inseguenti; e come quello ch'era animoso, fattosi innanzi alla squadra parlò: «Cavalieri, vorrestemi in cortesia scortare alla dimora del Re, chè, se io non m'inganno, potrei ricondurgli la figlia?»
«Sia benedetto Santo Germano!» rispose il Maestro degli scudieri, che conduceva quella brigata, «è assai tempo che noi la cerchiamo per tutta Benevento. Principessa, la Regina vostra madre….»
«Oh! povera madre mia! andiamo a consolarla: come io possa consolarla non saprei; non v'è vivente al quale io mostri la faccia, che non chini gli occhi contristato: ella pure lo afferma; pensate voi quali saranno i suoi spasimi, se la mia vista le dà conforto.»
«Cavaliere, io vi tengo per salutato: Principessa….»
«No, bel Cavaliere, non posso lasciarvi andare sconosciuto; è forza che veniate meco al palazzo reale, io non voglio defraudarvi in nulla di ciò che la riconoscenza del mio Signore si degnerà compartirvi.»