«Messere, io sono tale, la Dio mercè, che delle buone opere non ho bisogno di altro guiderdone, tranne il piacere che ne deriva.»
«Ed io ve lo credo di leggieri, bel Cavaliere; ma la gratitudine non si mostra soltanto con le gioie e con gli ori….»
«Nondimeno….»
«Egli è impossibile….»
«Ma….»
«Ve ne prego in cortesia…. non ricusate; salite il mio destriero, ch'io per me devo accompagnare la Principessa, nè potrei convenientemente tôrla in groppa.»
Rogiero, considerando che dalla insistenza male gliene sarebbe potuto derivare, seguiva il consiglio del Maestro, il quale ordinò alla sua gente che per alcuno spazio si allontanassero. Così andarono forse cento passi, allorchè la mente di Yole, ripensando ai tanti casi avvenuti in breve ora, nè potendone sostenere la intensità, nè spiegare come avessero avuto principio, tornò sul vaneggiare più ferocemente di prima.
«Maligno!» diceva al Maestro che la menava «tu mi hai ingannata con le belle parole; tu mi conduci a vederne il supplizio; non poteva morire senza di me? che giova questo incremento di crudeltà? non parli,—ti confondi;—non sai difenderti?—Non ti chiedo la sua vita, perchè è consacrata alla tua avarizia…. solo non condurmi a vederne la morte.»
«Principessa, io vi conduco da vostra madre, su l'onore di
Cavaliere.»
«Ed osi favellare? Taci, non dire lo spergiuro…. dì che vuoi essere spietato…. ti crederò…. non posso nuocerti…. mentirti onesto non può giovarti…. quanta gente!… che folla!»