«Dove?»—domandò il Cavaliere; e si voltava attorno.

«Quanta gente accorre su la piazza, nè ve la tira senso di misericordia…. non credere…. lo finge…. ma ella è stolidamente curiosa, pronta a ridere sul colore del sangue, come a piangere alla vista della scala che mena al patibolo….»

«Ma noi adesso ci troviamo in Via San Salvatore.»

«Ella è una solennità…. suonano le campane, nè si sa perchè; forse a chiamare Dio in testimonio…. rimanetevi, state in silenzio…. guai se lo vede!… Guarda il carnefice! tiene gli occhi bassi in segno di modesta compassione; ma non vedi tralucervi dentro un baleno di malignità, una gioia di stendere il braccio, e distruggere? su le sue labbra suona la parola di fratello; ma non iscorgi un sorriso indefinito agitargli i muscoli con la convulsione del tripudio?»

«Principessa, non vedete che è notte? e queste faccende non si fanno al buio.»

«Bella pietà! il paziente ascende le scale…. questa è l'ora trascelta per favellare di amore alla donna rigidamente guardata dal geloso marito…. adesso due feroci per meglio vedere come si punisca il delitto vengono a contesa, e commettono un altro delitto…. silenzio….»

«Sono tutti a dormire.»

«È la preghiera per colui che deve passare; preghiamo prostrati…. preghiamo…. è finita…. ha padre? madre? figli ne ha?—io non posso sopportare la immagine di quella disperazione…. egli è prostrato,—la scure con ambedue le mani sta sollevata,—il suo taglio deve internarsi nel ceppo, e tra la scure e il ceppo vi è un collo…. ah! balza una testa per terra…. piove sangue…. la bocca pare che non abbia compíta una parola…. era preghiera, o bestemmia? egli morì lacerato di rabbia…. una mano scarna, trepidante l'afferra pe' capelli…. trema ella di terrore o di gioia? ella la squassa, e si contamina, e la mostra al popolo…. bella impresa davvero da mostrarsi alla gente, perchè applaudisca!… Sdegno di Dio! egli è desso…. la morte lo ha sfigurato, ma lo ha riconosciuto il mio cuore…. Rogiero…. Rogiero!»

Rogiero intentissimo ascoltava parte di questi discorsi, e con quanta angoscia pensi chi legge; onde disposto a tutto più tosto che lasciarla sconsolata, fingendo dovere alcuna cosa comunicare al Maestro, trasse la briglia, e in breve fu a lato di Yole;—ella non era anche liberata dalla feroce visione;—smontò da cavallo, e presale soavemente la mano, le disse: «Io sono Rogiero.»

Il suono della sua voce produsse il solito effetto; lo riconobbe l'addolorata, e la mente le tornava serena. Piangeva pure Rogiero, e il Maestro degli scudieri senza che vi pensasse, volendosi asciugare gli occhi, trovò le lacrime essergli gocciate fino a mezza guancia: bene egli conobbe il caso, e forse più di quello che non era da conoscersi; ravvisò, guardandolo meglio, Rogiero, imperciocchè lo avesse in grandissima pratica: poteva guadagnare duemila schifati, che sono quasi quattordicimila zecchini di nostra moneta, denunziandolo; poteva non essere biasimato da nessuno, perchè usava lealtà al suo Signore; poteva anzi conseguire la grazia di Manfredi:—gloria alla virtù!—aborriva il prezzo del sangue, e così discorreva a Rogiero: «Scudiere, se siete colpevole, già non sarò io quegli che vi accuserà; se innocente, quegli che vi tradirà; se aveste qualche turpe motivo per errare, abbiatene uno onorevole per correggervi; prendete il mio cavallo, e partite; nascondetevi, e uscite di Benevento: alla frontiera si apprestano i tempi nei quali potrete acquistare mercede, se reo; onore, se innocente: non esitate un momento; potrebbe perdervi un vano render grazie; già, se non m'inganno, non sarà per opporsi la Principessa.»